Società

Dazi-day: scattano le nuove tariffe imposte da Trump

È entrata in vigore alla mezzanotte di oggi, 7 agosto 2025, la nuova ondata di dazi voluta da Donald Trump, in quello che l’ex presidente ha definito un piano di tariffe “reciproche”. Le nuove misure commerciali prevedono incrementi significativi dei dazi doganali su beni importati da numerosi paesi, con l’obiettivo dichiarato di riequilibrare rapporti commerciali ritenuti sfavorevoli agli Stati Uniti.

“È MEZZANOTTE!!! MILIARDI DI DOLLARI IN DAZI STANNO ORA FLUENDO NEGLI STATI UNITI D’AMERICA!”,
ha scritto Trump sul social Truth Social, celebrando l’entrata in vigore delle nuove tariffe.

Dazi: arriva l’affondo di Trump

In un precedente messaggio, Trump aveva spiegato che le tariffe sono rivolte a “paesi che hanno approfittato degli Stati Uniti per molti anni”. L’azione si inserisce nella sua strategia protezionistica, che punta a ridurre il deficit commerciale americano e a riportare produzioni e posti di lavoro negli USA.

Le tariffe più alte colpiscono in particolare:

  • India e Brasile: 50%
  • Siria: 41%
  • Laos e Myanmar: 40%
  • Svizzera: 39%

Il caso Svizzera: un colpo a sorpresa

Tra i paesi più colpiti figura anche la Svizzera, che si trova ora a fronteggiare dazi del 39%. Una sorpresa per Berna, che nei giorni scorsi ha inviato una delegazione a Washington nel tentativo di trovare un accordo in extremis. Le trattative non hanno portato, almeno per ora, a risultati concreti. Il governo svizzero ha annunciato che fornirà aggiornamenti ufficiali nel corso della giornata.

La posizione elvetica è particolarmente delicata: non fa parte dell’Unione Europea, ma intrattiene rapporti commerciali intensi con gli USA e molti altri paesi. La sua esclusione dagli accordi agevolati ha quindi sollevato preoccupazioni tra esportatori e imprese.

L’India nel mirino per il petrolio russo

Particolarmente significativo è anche il caso dell’India, che per ora vede applicato un dazio del 25%, ma che salirà al 50% entro la fine del mese, come stabilito da un ordine esecutivo firmato mercoledì. Secondo Trump, la decisione è legata alle importazioni di petrolio russo da parte di Nuova Delhi, considerate incompatibili con la linea politica statunitense.

L’India rischia grosso: il suo export verso gli Stati Uniti vale oltre 434 miliardi di dollari, e i nuovi dazi potrebbero avere impatti rilevanti su settori strategici come la gioielleria, il tessile, la farmaceutica e l’informatica.

Chi ha negoziato un accordo?

Alcuni paesi sono riusciti a ottenere condizioni più favorevoli negoziando accordi specifici con Washington:

  • Unione Europea, Giappone e Corea del Sud: dazi fissati al 15%
  • Regno Unito: dazi al 10%, grazie a un’intesa bilaterale

Altri, come Cina e Messico, sono invece in una fase di stallo. Con Pechino è in vigore una sorta di tregua commerciale, mentre i dazi precedentemente annunciati per il Messico sono stati sospesi temporaneamente.

Le nuove misure potrebbero avere effetti a catena sui mercati internazionali. Aumenti di dazi così consistenti su partner commerciali strategici rischiano di innescare ritorsioni, ma anche di creare tensioni nelle catene di approvvigionamento già provate da anni di crisi geopolitiche.

Le aziende esportatrici nei paesi colpiti stanno già facendo i conti con possibili aumenti dei prezzi, ritardi nelle forniture e la necessità di diversificare i mercati di sbocco. Alcuni settori – come l’automotive, la moda, l’elettronica e l’agroalimentare – sono più esposti di altri.

Un ritorno al protezionismo?

Questa nuova ondata di dazi si colloca nel più ampio ritorno al protezionismo economico promosso da Trump, che punta a consolidare il consenso in vista delle elezioni presidenziali del 2026. Se da un lato la misura mira a proteggere l’economia americana, dall’altro solleva timori tra gli analisti su una possibile escalation di guerre commerciali come già avvenuto nel suo precedente mandato.

Nei prossimi giorni si attendono reazioni ufficiali da parte dei governi interessati, così come eventuali contromisure, soprattutto da parte di India, Brasile e Svizzera. Gli investitori seguiranno con attenzione gli sviluppi, consapevoli che una prolungata incertezza commerciale potrebbe riflettersi anche sui mercati azionari globali.