Davos, oligoplio big tech: in arrivo stretta dei governi

25 Gennaio 2018, di Mariangela Tessa

Troppi grandi e influenti iniziano a dare fastidio ai Governi. I Big hi-tech salgono sul banco degli imputati nel corso del  World Economic Forum.

Qualche numero per capire meglio di cosa stiamo parlando lo ha snocciolato, Martin Sorrell, fondatore di Wpp, maggiore gruppo pubblicitario al mondo. Che, nel corso del suo intervento a Davos, ha ricordato che Google, Amazon, Facebook, Apple, più le cinesi Alibaba e Tencent, valgono in borsa 4.000 miliardi di dollari circa, ovvero quanto tutte le società quotate nella zona euro. Senza considerare che insieme controllano il 75% del mercato pubblicitario.

Numeri del genere fanno alimentano le accuse ai Big Tech di abusare del proprio potere di mercato, di creare dipendenza nei più giovani, di sfruttare masse enormi di dati dei privati e i contenti dei media.

Proprio per tentare di arginare l’oligopolio dei big hi-tech, di recente in Germania è entrata in vigore una legge che sancisce la responsabilità legale delle piattaforme del Big Tech, se non rimuovono in fretta i contenuti falsi, offensivi e violenti.

Nella crociata contro i big hi-tech, la premier britannica Theresa May lancia oggi al forum di Davos, come anticipato in una nota di Downing Street, il suo appello rivolto ai giganti del web a impegnarsi di più per “contrastare le attività dannose e illegali online”.

“Queste società – prosegue il primo ministro – semplicemente non possono rimanere ferme mentre le loro piattaforme sono utilizzate per facilitare gli abusi sui bambini, la moderna schiavitù o diffondere contenuti di stampo terrorista ed estremista”. E nel suo intervento May spiega anche quali potrebbero essere le misure da adottare in questo senso.

“Dobbiamo andare oltre, in modo che questi contenuti siano rimossi automaticamente. Queste società hanno a disposizione le menti più brillanti del mondo e devono quindi impegnarsi per garantire queste fondamentali responsabilità sociali”.

La premier britannica fa anche alcuni nomi delle compagnie che devono agire, in primo luogo i grandi social media come Facebook e Twitter, ma anche quelle minori come Telegram, spesso usato per le attività illegali.