Dall’Inghilterra: almeno 3,4 milioni di contagiati da Covid-19

14 Agosto 2020, di Leopoldo Gasbarro

Covid: in Inghilterra 3,4 milioni di contagi, in Europa quasi 38

Lo studio dell’Imperial College inglese, che fa il paio con quello dell’Istat di pochi giorni fa, certifica numeri molto alti di quelli ufficiali sulla diffusione della malattia. Di fatto i due autorevoli centri di ricerca, evidenziano come i tentativi di contenimento siano stati inefficaci e pongono mille domande sugli effetti di una seconda ondata.
In realtà, se i numeri sono quelli citati da i due Istituti, tutti i modelli sin qui usati per studiare la Pandemia, sarebbero completamente da ripensare

 

https://www.istat.it/it/archivio/246156 

Le persone che sono entrate in contatto con il virus sono dunque, 6 volte di più rispetto al totale dei casi intercettati ufficialmente durante la pandemia, attraverso l’identificazione del RNA virale, secondo quanto prodotto dall’Istituto Superiore di Sanità.

https://www.wallstreetitalia.com/istat-almeno-1-milione-482-mila-le-persone-positive-al-covid-in-italia/

Ieri, quindi, l’ennesima sottolineatura di quanto il numero dei contagiati sia molto più alto di quanto non si pensi, è arrivata anche dall’Inghilterra.

https://www.imperial.ac.uk/news/201893/largest-study-home-coronavirus-antibody-testing/

3,4 milioni di persone contagiate. 

Guidato dall‘Imperial College di Londra, lo studio REACT (REal Time Assessment of Community Transmission) ha utilizzato test di puntura del dito per tracciare infezioni passate e monitorare l’andamento della pandemia. È il primo studio di sorveglianza degli anticorpi a livello nazionale ad essere lanciato in tutta l’Inghilterra utilizzando l’auto-test a casa.

I risultati mostrano appunto che circa il 6%  (3,4 milioni di persone)  della popolazione aveva anticorpi contro il virus e probabilmente aveva precedentemente avuto il COVID-19:. E’ Londra ad avere i numeri più alti con oltre il doppio della media nazionale (13%), mentre il sud-ovest ha il dato più basso (3%). I lavoratori chiave nelle case di cura e nell’assistenza sanitaria sono tra quelli più esposti al Coronavirus.

Comprendere le tendenze nei casi passati e come queste variano in base alla geografia e ai dati demografici aiuterà a guidare le risposte della sanità pubblica locale, identificare i gruppi che potrebbero essere maggiormente a rischio e indirizzare le azioni per controllare la malattia. Graham Cooke, professore di ricerca di malattie infettive del NIHR e responsabile della ricerca ha dichiarato: “Ci sono ancora molte incognite con questo nuovo virus, inclusa la misura in cui la presenza di anticorpi offre protezione contro infezioni future. L’utilizzo dei test con la puntura del dito adatti per i test domestici su larga scala ci ha fornito una visione più chiara fino ad ora sulla diffusione nel Paese e su chi è stato a maggior rischio. Questi dati avranno importanti implicazioni per le decisioni sulle misure di controllo in corso in Inghilterra “.

I ricercatori hanno trovato collegamenti con la povertà e le dimensioni della famiglia. Le persone delle aree più povere avevano maggiori probabilità di avere avuto il COVID-19 (7%) rispetto a quelle delle aree meno indigenti (5%).
E le persone che vivono in famiglie con più di 7 persone avevano più del doppio delle probabilità di essere state infettate rispetto a quelle che vivevano da sole o con un’altra persona (13% vs 5%).

“Abbiamo scoperto che le persone che lavorano nelle case di cura e nella sanità corrono un rischio particolarmente elevato di essere esposte al virus, così come quelle dei gruppi etnici neri, asiatici e di altre minoranze. Dobbiamo fare molto di più per proteggere le persone da eventuali ondate future di infezione.” Il professor Paul Elliott, autore senior dello studio dell’Imperial College di Londra, ha dichiarato:  “Scoprire chi è stato infettato dal virus, dove e quando è fondamentale per essere in grado di comprendere il modello e l’entità della trasmissione nella comunità. Questo studio fornisce un quadro molto dettagliato della pandemia che si è verificata in Inghilterra nel periodo precedente e durante il blocco “.

Naturalmente questi numeri cambiano completamente le prospettive sulla diffusione della malattia ma cambiano anche i numeri statistici che la riguardano. E’ chiaro a questo punto che, tra asintomatici, tra persone che hanno avuto sintomi di scarso rilievo, quelli che sono finiti in ospedale, quelli costretti alla terapia intensiva ed i deceduti, la popolazione colpita è decisamente molto più alta di quanto si pensasse. Insomma, Covid-19 circola e circolava da parecchio, almeno in alcune zone del Pianeta.

 

 

I dati ufficiali dell’OMS ci dicono che in Europa, su 741 milioni di abitanti ci sarebbero 3 milioni 668 mila persone contagiate, pari a circa lo 0,45% della popolazione. Se però si applicassero i numeri e le percentuali rilevate dall’Istat in Italia, il numero dei contagiati salirebbe in Europa a 18 milioni e 300 mila, (2,47%).

Se invece si applicassero le percentuali registrate in Inghilterra il numero sarebbe davvero impressionante visto che salirebbe a 37milioni e 700 mila. In entrambi i casi, considerata l’autorevolezza dei centri studi che hanno effettuato le misurazioni, un dato appare chiaro:le operazioni di contenimento della malattia da parte dei Governi sembrano non aver dato i riscontri desiderati. Anzi, il fatto che si continui a discutere ancora sulla base di quanto effettivamente registrato esclusivamente dai tamponi effettuati, non depone a favore di chi dovrebbe preoccuparsi, invece, di misurare l’andamento, la diffusione e la letalità della malattia.