CRISI: DUBAI, DA PARADISO DEI RICCHI A SPECULAZIONE EDILIZIA SBALLATA

19 Novembre 2008, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Il Dubai Dream sta svanendo. Solo un anno fa, miliardari da ogni parte del globo giungevano nello sceiccato per accaparrarsi il loro atollo artificiale o una suite negli avveniristici grattacieli in costruzione. Oggi non più. E anzi all’aeroporto di Dubai ci sono centinaia di Mercedes e Bmw abbandonate di gente che scappa dal paese piena di debiti, per non tornare mai piu’.

La crisi globale sta mettendo a dura prova la domanda di beni di lusso e ridotto le possibilità di finanziamento, che spesso e volentieri, anche a Dubai, gonfiavano a dismisura la domanda. «Le principali preoccupazioni dello sceiccato – commentano gli analisti di Citigroup – riguardano il comparto immobiliare e come verrà rifinanziato il debito accumulato negli anni recenti».

A questo proposito, dalla Bank of International Settlement hanno di recente messo in evidenza quanto, al giugno 2008, l’ammontare del debito in essere riconducibile agli Emirati Arabi Uniti fosse pari a circa 149 miliardi di dollari. Da qui a fine anno, scadranno nove miliardi di debiti nei confronti di banche estere che difficilmente verranno prorogati. Anche sul piano dell’equilibrio fiscale, visto il recente sboom del petrolio, le prospettive sono incerte. Da Citigroup hanno calcolato che l’attuale flusso di spese è sostenibile con un prezzo del barile intorno a 60 dollari per il 2008 e 70 dollari per il 2009. Proprio ieri, i future sul brent scambiavano a quota 52,66 dollari al barile.

Certo, gli sceicchi potranno sempre rivolgersi ai pari rango di Abu Dhabi. L’Emirato gemello, sebbene non presterà un aiuto incondizionato, avrà sempre l’interesse a evitare un collasso dell’economia di Dubai. A sua disposizione ci sono i miliardi di dollari del maggior fondo di stato al mondo, la Abu Dhabi Investment Authority.

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