Credit Suisse: politiche Trump boomerang per deficit commerciale

19 Marzo 2018, di Mariangela Tessa

Le politiche messe in piedi dal presidente Donald Trump per favorire l’industria americana potrebbero rivelarsi un vero e proprio boomerang per l’economia a stelle e strisce. A dirlo è il capo economista di Credit Suisse, James Sweeney, secondo cui i tagli alle imposte alle società diniranno per peggiorare il deficit delle partite correnti.

Le imprese statunitensi – fa notare l’esperto –  hanno iniziato ad aumentare gli investimenti e le spese in conto capitale. Ma molti di quei fondi sono confluiti in Asia perché la Cina resta la fabbrica del mondo.

“Spesso negli Stati Uniti quando c’è un’accelerazione nell’espansione del business, c’è  anche un netto crollo del saldo commerciale“, ha detto Sweeney durante una tavola rotonda a Hong Kong, specificando che “La riforma fiscale voluta da Trump spinge il deficit in misura maggiore perché  le aziende acquistano beni capitali per lo più in Asia”, ha aggiunto.

Il peggioramento del disavanzo delle partite correnti è uno dei motivi per cui Credit Suisse detiene una posizione ribassista sul biglietto verde. Questo nonostante il rafforzamento dell’economia spingerà la Federal Reserve ad aumentare di ben quattro volte il costo del denaro nel 2018. Un primo aumento arriverà già questa settimana.

L’economista ha affermato che la Cina rappresenta circa il 30% della capacità produttiva globale, una situazione che si protrarrà nel futuro. Il che significa che le tensioni commerciali tra le due maggiori economie del mondo non sono destinate a ridursi. Al contrario. Trump ha spesso puntato il dito contro la Cina per le sue pratiche sleali nel commercio internazionale, incolpando il gigante asiatico del massiccio deficit commerciale, che lo scorso anno ha toccato il massimo storico di $ 275,81 miliardi.

A conferma delle tensioni tra i due paesei, ieri  il sottosegretario al Tesoro americano per gli affari internazionali, David Malpass, a Buenos Aires per il G20 finanziario, ha annunciato che l’amministrazione Trump mette fine al tradizionale programma di dialogo economico fra Usa e Cina.

Secondo quanto riporta Bloomberg, Malpass ha spiegato che l’amministrazione è “delusa” dalla Cina e dai suoi passi indietro nell’aprire il suo mercato alla concorrenza straniera.

“Una delle cose che stiamo facendo è mantenere aperte linee di comunicazione anche se abbiamo espresso preoccupazione” sull’influenza di Pechino sulle aziende controllate dallo Stato.