Covid-19, Fondazione Gimbe: alcune Regioni restie ad aumentare i tamponi

7 Maggio 2020, di Alessandra Caparello

Si è aperta la Fase 2 dell’emergenza Coronavirus, una fase molto delicata in cui massima è l’attenzione che devono prestare sia i cittadini a rispettare le regole di distanziamento sociale che le autorità nell’identificare criticità regionali e rivalutare eventuali nuove chiusure durante questa fase dell’epidemia. Grande è lo sforzo richiesto agli enti locali nel supervisionare l’evoluzione del contagio dal Coronavirus.

Covid-19: i tamponi fatti finora dalle Regioni

Ma quanti tamponi hanno fatto le Regioni? Un’analisi indipendente realizzata da Fondazione Gimbe ha messo in luce, oltre al numero totale dei tamponi, anche il numero dei “casi testati per ciascuna Regione il numero” definiti come il “totale dei soggetti sottoposti al test” dal 19 aprile scorso. Dall’analisi emerge come dall’inizio dell’epidemia sono stati effettuati in Italia 2.310.929 tamponi di cui il 67,1% “diagnostici” e il 32,9% “di controllo” ossia quelli effettuati sullo stesso soggetto per confermare la guarigione virologica o per altre necessità di ripetere il test.  Sulla base della popolazione residente il numero di tamponi, sia totali che diagnostici, è stato parametrato a 100.000 abitanti/die, un indicatore più affidabile per i confronti regionali.

Le nostre analisi effettuate sugli ultimi 14 giorni – spiega il Presidente della Fondazione Nino Cartabellotta – forniscono tre incontrovertibili evidenze: innanzitutto, si conferma che circa 1/3 dei tamponi sono “di controllo”; in secondo luogo il numero di tamponi per 100.000 abitanti/die è molto esiguo rispetto alla massiccia attività di testing necessaria nella fase 2; infine, esistono notevoli variabilità regionali sia sulla propensione all’esecuzione dei tamponi, sia rispetto alla percentuale di tamponi “diagnostici”».

 

 

 

Nella tabella relativa al  periodo 22 aprile – 6 maggio, della Fondazione Gimbe emerge che:.

  • Tamponi totali: la media nazionale di 88 tamponi per 100.000 abitanti/die colloca l’Italia nella classe di propensione 4 con notevoli differenze regionali:
    • Classe 1 (>250): nessuna regione
    • Classe 2 (130-250): Provincia autonoma di Trento, Valle D’Aosta, Provincia autonoma di Bolzano, Veneto, Friuli-Venezia Giulia
    • Classe 3 (100-129): Piemonte, Emilia-Romagna, Umbria, Liguria
    • Classe 4 (60-99): Lombardia, Marche, Basilicata, Toscana, Molise, Abruzzo, Lazio
    • Classe 5 (<60): Sardegna, Calabria, Campania, Sicilia, Puglia
  • Tamponi diagnostici: a livello nazionale rappresentano il 67,1% dei tamponi totali, con ampie variabilità regionali: dal 25,3% della Campania al 98% della Puglia. La media nazionale per 100.000 abitanti/die è di 59, con notevoli variabilità regionali: dai 12 della Campania ai 130 della Valle D’Aosta

Ciò che emerge è la resistenza di alcune Regioni ad estendere massivamente il numero di tamponi, in contrasto con raccomandazioni internazionali, evidenze scientifiche e disponibilità di reagenti.

Alla luce di questi dati la Fondazione GIMBE – conclude Cartabellotta – da un lato richiama tutte le Regioni a implementare l’estensione mirata dei tamponi diagnostici, dall’altro chiede al Ministero della Salute di inserire tra gli indicatori di monitoraggio della fase 2 uno standard minimo di almeno 250 tamponi diagnostici al giorno per 100.000 abitanti. Il Governo infatti, oltre a favorire le strategie di testing, deve neutralizzare comportamenti opportunistici delle Regioni finalizzati a ridurre la diagnosi di un numero troppo elevato di nuovi casi che, in base agli algoritmi attuali, aumenterebbe il rischio di nuovi lockdown».