Costo del lavoro: un confronto fra Italia e grandi Paesi Ue

27 Maggio 2019, di Alberto Battaglia

Il costo del lavoro, per le imprese italiane, erode una gran parte del reddito disponibile, più di quanto non avvenga fra le grandi economie Ue come Francia, Germania e Spagna. Considerando i redditi dei dirigenti – in grado di scalare tutte le aliquote Irpef con un reddito annuo lordo di 100 mila euro, il prelievo complessivo fra contributi, imposte sui redditi e Iva sui beni acquistati arriverebbe al 70%. Lo ha affermato, Franco Del Vecchio, Consigliere ALDAI-Federmanager ed ex dirigente di Apple e Olivetti.

“In Italia ad un giovane manager con un reddito annuo lordo (RAL) di 100 mila euro, che corrisponde ad un costo aziendale di circa 144 mila euro, rimangono solo 44 mila euro, a seguito del versamento dei contributi a carico dell’impresa (INPS e INAIL, trattamento di fine rapporto, assicurazione obbligatoria, welfare contrattuale, etc.) e il pagamento dei contributi a carico del dipendente, le tasse e l’IVA sui beni acquistati”, ha scritto Del Vecchio in un intervento sul sito di Federmanager.

In particolare, in Italia risultano onerosi i contributi a carico dell’azienda, pari al 33%. In Francia la somma fra contributi a carico del lavoratore e dell’azienda risulta analoga, ma il prelievo fiscale risulta decisamente inferiore (così come in Germania). Il confronto con la Spagna, al contrario, vede un’imposizione sui redditi simile, ma un minore impatto della componente di costo relativa ai contributi.

Il risultato: una distanza ampissima fra redditi percepiti e costi sostenuti dal datore di lavoro, che penalizzano sia i consumi sia la competitività delle aziende. Per quanto riguarda le figure altamente istruite e destinati a ruoli di amministrazione, risulta chiaro che le migliori opportunità di reddito fuori dall’Italia sono in parte giustificate dagli oneri che gravano sulle imprese italiane.

“Con la mobilità delle idee, dei capitali e delle persone, aumenta il rischio di polarizzazione e migrazione degli italiani in Paesi che offrono migliori prospettive, avendo già perso in media 2.000 euro ciascuno negli ultimi 12 anni”, ha concluso Del Vecchio.