Correzione settore hi-tech, questione è solo sul quando

30 Novembre 2015, di Alberto Battaglia

NEW YORK (WSI) – Entro la fine del 2016 i titoli tecnologici pagheranno la loro sopravvalutazione sui mercati e inizieranno a calare radicalmente di prezzo: secondo Michael Wade, professore presso l’International Institute for Management Development (Imd) è solo una questione di tempo. Alla base di questa previsione Wade prende in considerazione due ordini di fattori: il massiccio afflusso di investimenti sul settore e il modesto livello dei profitti, in proporzione al valore di Borsa, di gran parte di tali società “tech”.

Sul primo punto bisogna sottolineare che negli ultimi sette anni l’indice Nasdaq ha raggiunto un livello vicino a 5000: solo ai tempi dell’esplosione delle dot com si erano osservati livelli simili; al confronto il Dow Jones nello stesso periodo è avanzato solo della metà. A spiegare questo fenomeno sono l’inusitata quantità di venture capitals affluiti in questo settore. Si tratterebbe di “smart money” e non di investitori inconsapevoli come ai tempi della bolla della new economy, argomentano alcuni; ma, a quanto sembra, molte delle società che superano il miliardo di dollari di capitalizzazione (gli “unicorns”) non hanno fondamentali così solidi. Vediamo qualche esempio.

Didi Kuaidi, una App per chiamare taxi che domina il mercato cinese, quest’anno ha raggranellato 3 miliardi di dollari di soldi dai venture capital, un record di questo terzo trimestre 2015. Eppure Cheng Wei, ad della società, ha annunciato che non si prevedono piani di profitto nei prossimi 3-5 anni.

Un altro caso è quello di Jet.com, società di e-commerce che punta a diventare la Costco del web, con una politica dei prezzi particolarmente aggressiva. Pur avendo riscosso enorme fiducia dal mercato il ceo, Marc Lore, ha affermato che “essenzialmente non guadagniamo un centesimo da alcuna delle transazioni”. Altro esempio fornito da Wade riguarda Uber: nonostante sia una grande società, “non c’è modo di giustificarne un valore di mercato tra 50 e 60 miliardi di dollari, pari a quello di Honda o Dupont”.

La correzione dei titoli tech porterà le compagnie tradizionali, per contro, a beneficiare di una competizione più equa, potendo rifornirsi più agevolmente di capitali e talenti che adesso fluiscono in grande quantità in un mercato distorto.