Corrado Gini: biografia e storia

16 Aprile 2019, di Livia Liberatore

È noto a tutti gli studenti di Economia come l’economista che ha elaborato l’indice di Gini. Statistico e sociologo, oltre che economista, Corrado Gini è nato a Motta di Livenza, vicino Treviso, nel 1884. Diventato professore universitario nel 1910, ha insegnato a Cagliari, Padova e Roma. È stato fondatore e preside, dal 1936 al 1954, della facoltà di Scienze statistiche di Roma, unica in Italia e in Europa, e presidente dell’Istat dal 1926 al 1932.

Grande è stato il suo apporto allo sviluppo della metodologia statistica, usando il metodo matematico tanto da costituire una vera e propria scuola italiana. Tra i suoi contributi i più importanti ci sono quelli alle teorie della concentrazione e delle relazioni statistiche, con la critica dei metodi anglosassoni di inversione probabilistica.

Il coefficiente di Gini misura la disuguaglianza di una distribuzione e viene di frequente utilizzato come indice di concentrazione per misurare la diseguaglianza nella distribuzione del reddito o anche della ricchezza.dei redditi. La rappresentazione grafica tramite la Curva di Lorenz lo ha reso popolare.

Gini è stato anche membro nazionale dell’Accademia dei Lincei dal 1962 e della Società italiana di sociologia. Dal 1926 al 1943 diresse “La Vita economica italiana”, che forniva analisi e informazioni sugli aspetti congiunturali dell’economia nazionale. Nel 1929 diede vita al Comitato italiano per lo studio dei problemi della popolazione (CISP). Fu anche fondatore della rivista Genus, nel 1934, edita sotto il patrocinio del Consiglio nazionale delle ricerche. Gini è morto a Roma nel 1965.

Gini e il fascismo

Durante i suoi anni come presidente dell’Istituto centrale di Statistica, Gini organizzò i servizi statistici italiani portandoli a un buon livello di efficienza. Fu in questo periodo però che l’economista ebbe i primi scontri con il potere politico, a causa degli ostacoli al suo lavoro da parte di burocrati dei vari ministeri e della resistenza degli enti pubblici verso l’opera di accentramento dell’informazione statistica. Queste difficoltà spinsero Gini a dimettersi nel 1932.

In seguito, nel 1944 dovette lasciare l’insegnamento e la presidenza della facoltà di Scienze statistiche e della Società italiana di statistica in attesa del processo di epurazione. Venne assolto dai capi d’imputazione più gravi, ma a gennaio 1945 venne sospeso per un anno dalle funzioni e dallo stipendio per apologia del fascismo. Gini fece ricorso contro la sentenza e la successiva ordinanza fu di non luogo a procedere così lo statistico riprese le sue cariche.

Così viene ricordato sull’Enciclopedia Treccani:

“Come tutte le menti geniali, Gini spaziò in molti campi dalla statistica all’economia, dalla demografia alla sociologia e all’antropologia, sempre guidato da un innato senso di deontologia scientifico-professionale che gli consentì di contrapporre le ragioni della scienza a quelle della politica. Questo suo modo d’essere si estrinsecava quotidianamente sia con il rifiuto di piegarsi ai favoritismi reclamati dal fascismo”