Coronavirus: come gestire al meglio lo smartworking da casa

2 Marzo 2020, di Alessandra Caparello

L’emergenza coronavirus ha portato molte conseguenze nel nostro paese tra cui quelle inevitabili sull’economia e sul mondo del lavoro. In quest’ultimo caso le aziende hanno deciso di adottare lo smartworking, il tele-lavoro da casa, per i loro dipendenti in attesa che l’epidemia passi.

Ma nella seconda settimana di misure straordinarie per l’emergenza Coronavirus emergono i primi segnali che il lavoro forzato da casa sta mettendo alla prova le aziende e i dipendenti. Così Methodos, società di consulenza società di consulenza specializzata nell’accompagnare le imprese nei processi di change management, rivela come lo smartworking, cioè lavoro intelligente ed efficace, rischia di trasformarsi in un’esperienza negativa.

Obbligare tutti a lavorare da casa improvvisamente non è smartworking – osserva il CEO di Methodos Alessio Vaccarezza –. L’esperienza nelle attuali circostanze eccezionali dimostra, ed è un bene, che si può lavorare da casa senza troppe difficoltà con alcune accortezze e attenzioni. Tuttavia, superato lo shock iniziale, il lavoro forzato a distanza palesa diversi svantaggi e c’è il rischio che un’analisi superficiale porti a credere che lo smartworking crei problemi. Non è così. Perché alla base del lavoro agile c’è la libertà. Libertà di scegliere di lavorare nelle modalità, tempi e posti più funzionali al raggiungimento degli obiettivi. Quindi l’imposizione forzosa e prolungata ne snatura l’essenza (…) Inoltre il “vero” smartworking non è mai 7 giorni su 7, e nemmeno è la forma di prestazione di lavoro prevalente (se non per alcune figure particolari).

Da qui Methodos individua gli effetti collaterali dello smart working da gestire con maggiore attenzione e le possibili soluzioni per uscirne vincenti.

  1. Ricreare le relazioni sociali: la soluzione è attivare le webcam e preferire le videochiamate alle semplici chat o telefonate. Vedere i colleghi infatti stimola il confronto e permette di generare l’effetto “ricreazione” seppur davanti a uno schermo. Un’altra buona idea per i lavoratori è ritrovarsi virtualmente proprio all’ora di pranzo, per condividere la propria esperienza in leggerezza.
  2. Separare vita personale e vita professionale: in tal caso secondo Methodos, occorre dettare dei confini come concentrarsi negli orari appropriati e poi staccare completamente nelle pause e nei pranzi in famiglia (con telefono e computer spento). I genitori possono fissare delle pause concordate da dedicare solo ed esclusivamente ai figli.
  3. Fare attenzione al benessere fisico: anche in questo caso le aziende stesse possono dare una mano, per esempio istituendo delle classi di yoga virtuale mattutino.
  4. Non rimandare gli impegni e trovare continuità (anche grazie agli strumenti digitali): anche se voli, eventi e workshop saltano, ricordiamoci che abbiamo a disposizione ottime tecnologie per riorganizzare le cose da remoto con un livello di interattività, partecipazione e coinvolgimento inimmaginabile fino a pochi anni fa.
  5. Prepararsi a gestire il dopo-emergenza: bisogna trarre le giuste lezioni per implementare progetti di smartworking strutturati per la normalitàe non solo per le situazioni eccezionali, per valutare il modello di gestione manageriale e fare una valutazione anche a livello di stakeholder.