Covid, studio: la carica virale non cambia a seconda dei sintomi

30 Giugno 2020, di Alberto Battaglia

Il 42,5% dei soggetti positivi al coronavirus non presenta sintomi, ma la carica virale, dalla quale dipende la contagiosità, rimane la stessa. Sono queste le due principali evidenze contenute in uno studio scientifico basato sul caso di Vo’ Euganeo (Veneto) e accettato per la pubblicazione sulla prestigiosa rivista Nature.

L’evidenza di una carica virale analoga fra le persone affette dal coronavirus, a prescindere dalla presentazione dei sintomi, sembra ridimensionare il valore delle recenti affermazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, che a inizio giugno aveva affermato che il contagio da soggetti asintomatici era “raro o molto raro”.

Sono oltre 40 gli autori accreditati nello studio che sarà pubblicato su Nature, in gran parte italiani: fra loro figura, inoltre, il nome del microbiologo Andrea Crisanti, noto divulgatore scientifico (direttore del dipartimento di Medicina molecolare dell’università di Padova) e consulente della regione Veneto per l’emergenza coronavirus. I primi autori dello studio, tuttavia, sono Enrico Lavezzo e Elisa Franchin (Università di Padova) .

Le evidenze dello studio

“Abbiamo raccolto informazioni su demografia, presentazione clinica, ricovero, rete di contatti e presenze di infezione da SARS-CoV-2 dai tamponi rinofaringei” effettuati sull’ “85,9% e il 71,5% della popolazione di Vo’ Euganeo in due punti temporali consecutivi”, si legge nell’abstract dello studio, “nel primo sondaggio, condotto intorno all’inizio del lockdown della città, abbiamo riscontrato una prevalenza di infezione del 2,6%. Nel secondo sondaggio, condotto alla fine del blocco, abbiamo riscontrato una prevalenza dell’1,2%”.

In particolare, il 42,5% delle infezioni confermate di SARS-CoV-2 rilevate nei due sondaggi sono risultate asintomatiche (cioè non presentavano sintomi al momento del test del tampone e non hanno sviluppato sintomi in seguito)”, ha spiegato lo studio.

Il passaggio più interessante della ricerca, tuttavia, è la seguente:

Non abbiamo trovato alcuna differenza statisticamente significativa nella carica virale delle infezioni sintomatiche rispetto alle infezioni asintomatiche (valori p 0,62 e 0,74 per i geni E e RdRp, rispettivamente, test Exact Wilcoxon-Mann-Whitney)”, si legge. “Questo studio getta nuova luce sulla frequenza dell’infezione asintomatica SARS-CoV-2, sulla relativa infettività (misurata dalla carica virale) e fornisce nuove intuizioni sulla sua dinamica di trasmissione e l’efficacia delle misure di controllo implementate”.

In particolare, viene da pensare alla politica sulla gestione dei tamponi, che è stata quasi sempre concentrata sull’analisi dei soggetti che presentavano i sintomi. Circa il 40% dei soggetti colpiti dal coronavirus, se i dati emersi a Vo’ Euganeo fossero estesi a livello nazionale, non sarebbero potuti essere sottoposti a tampone.