Conti dormienti: nella mani dello Stato tesoretto da oltre 2 miliardi

5 Settembre 2017, di Mariangela Tessa

Ammontano a oltre 2 miliardi di euro i cosiddetti “rapporti dormienti”, ovvero polizze, assegni, libretti di risparmio e conti non movimentati per dieci anni che finiscono nelle casse pubbliche, come previsto dalla norma approvata nel 2005 e caldeggiata dall’allora ministro Giulio Tremonti. Ad accendere i fari sui conti dimenticati degli italiani è il quotidiano la Repubblica, che fa un primo bilancio a distanza di un decennio dall’entrata a regime della legge.

Se si guarda soltanto agli ultimi anni, i numeri restano consistenti: 184 milioni nel 2013, 203 nel 2014, 142 nel 2015 e 101 nel 2016. Risorse destinate, in teoria, a un fondo ad hoc “per indennizzare i risparmiatori vittime di frodi finanziarie” ma oggetto negli anni di ripetuti tentativi di saccheggio da parte dei governi.

Come si spiega il fenomeno?

I legittimi proprietari sono morti da molti anni e se non hanno lasciato indicazioni nel testamento gli eredi rischiano di non saperne nulla. La legge non obbliga le banche a cercare i familiari per avvertirli che esistono delle somme intestate alle persone che sono morte, e le banche si attengono a questa prescrizione. “Ad oggi – conferma un grosso istituto di credito – non viene inviata una comunicazione agli eredi in caso di decesso del titolare in quanto la norma richiede esclusivamente l’invio della raccomandata al titolare del rapporto”. Anche perché – si sottolinea – “in caso di decesso, la Banca potrebbe non conoscere l’identità degli eredi”.

Un esempio per tutti, quello di Banca Intesa, “l’unica tra i grandi istituti a rendere disponibile l’elenco e la consistenza dei conti”.

Nell’ultimo anno sono poco più di 18 mila i rapporti estinti, per un totale di quasi 15 milioni di euro. Tra i conti correnti e i libretti di risparmio, circa 2700 in totale, ce ne sono 34 superiori ai 10 mila euro. Chi si dimentica di somme del genere?

Repubblica ha provato a rintracciarli. I titolari dei conti, se ancora in vita, o i loro familiari. E ha trovato la conferma di quanto le banche affermano: nessuno li ha cercati. Nessuna delle persone rintracciate ha ricevuto comunicazioni dalla banca, che probabilmente si è limitata ad inviare una raccomandata all’ultimo indirizzo noto.