Fonte: iStock
La fotografia aggiornata dei conti correnti in Italia è tutt’altro che rassicurante. Nonostante la media dei depositi bancari si attesti sui 14.981 euro per conto, il 77,1% dei correntisti ha in realtà meno di 12.500 euro sul proprio saldo. Lo riporta un’analisi di MCO report da cui emerge un dato ancora più allarmante: questa fascia mostra una liquidità media di appena 2.221 euro.
Si tratta di una distribuzione fortemente sbilanciata, in cui il 6,9% dei conti (con saldi tra 50.000 e 250.000 euro) detiene il 43,5% della liquidità nazionale. La parte più ristretta, meno dell’1%, è rappresentata da circa 400.000 individui con saldi superiori al milione di euro.
Inflazione e costo della vita: il saldo reale si assottiglia
Con l’inflazione che continua a comprimere il potere d’acquisto, il saldo “reale” sui conti correnti si riduce di mese in mese. Secondo stime aggiornate per il 2025, il costo mensile della vita per un singolo varia tra 1.300 e 1.700 euro, mentre una famiglia di tre persone può arrivare facilmente ai 2.500 euro. Si tratta di valori che mettono a dura prova la sostenibilità delle finanze personali, specie se associati a entrate stabili o stagnanti.
I comportamenti individuali aggravano ulteriormente la situazione. Il cosiddetto “budgeting bias”, studiato ad Harvard, indica che in media le spese effettive superano del 25–30% quelle previste. Tra le principali cause: sottostima dei costi, spesa emozionale, pagamenti digitali poco percepiti, sconti fuorvianti e il noto effetto “tanto ormai…”.
Particolarmente critici i mesi di agosto e dicembre, in cui il livello di overspending raggiunge rispettivamente +50% e +35% rispetto alla media mensile.
Il tallone d’Achille: l’analfabetismo finanziario
A rendere tutto più difficile è il persistente deficit di educazione finanziaria. Secondo l’OCSE, solo il 37% degli italiani ha competenze finanziarie considerate adeguate, con livelli tra i più bassi d’Europa. La Consob conferma: il 70% della popolazione non sa calcolare un tasso d’interesse composto, e solo 1 italiano su 5 monitora con regolarità le proprie entrate e uscite. Il risultato è l’assenza di pianificazione, l’incapacità di gestire un budget e l’impossibilità di costruire un fondo di emergenza.