Editoriali

Conti correnti: crescono i costi per la liquidità parcheggiata

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Basta eccessi di liquidità sui conti correnti. Sembrerebbe questa ormai una chiara proposizione da parte delle banche che fanno sempre più fatica a sostenere il costo di una liquidità in continua crescita.
A febbraio, il conto corrente degli italiani ha raggiunto la somma di 1.745,6 miliardi di euro con un aumento, in termini di depositi, che è stato di ben 162 miliardi nel corso degli ultimi 12 mesi.

Le banche non riescono più a sostenerne i costi, soprattutto perchè sono sempre più sotto pressione, nell’analisi della qualità dei loro bilanci, da parte delle autorità di controllo di Bruxelles e che non hanno assolutamente dimenticato come esista ancora quella normativa tanto pericolosa sui fallimenti degli istituti di credito, quella legata al BAIL-IN.

 

Ma chi si preoccupa dei risparmiatori?
Sono loro che poi alla fine rischiano di rimanere con il cerino in mano, di pagare il costo della sfiducia del momento (che li porta a non investire) ed il costo di politiche monetarie che sono molto al di sopra delle loro teste e nella stragrande maggioranza dei casi sopra la loro comprensione.

Tant’è.

Il quadro si fa sempre più chiaro e un po’ tutte le banche stanno studiando piani per ridisegnare i rapporti economici con la clientela, sia quella retail (famiglie e persone ), sia quella che fa capo alle imprese.

Retail:
FINECO ha introdotto la possibilità di chiusura del conto a fronte di:

° giacenza media del conto superiore a 100mila euro

° assenza di servizi di finanziamento

° assenza di servizi di investimento

N26 ha scelto l’applicazione di una commissione di 0,50% all’anno per depositi superiori ai 50mila euro.

Diverso l’approccio di altri istituti di credito

Banco PBM propone ai clienti con liquidità sul conto corrente “soluzioni di investimento ad accumulo” su servizi di risparmio gestito.

Unicredit “spinge” i clienti verso fondi monetari senza commissioni.

Deutsche Bank ha lanciato la campagna “Investi con noi” con la quale chiede alla clientela di spostare i soldi dal conto corrente ai pronti contro termine, ai depositi a risparmio o sui certificati di deposito.

Credem propone alla clientela retail una “consulenza proattiva” anche questa con lo scopo di spostare masse di risparmi dai conti a servizi meno onerosi per la banca e più di valore per il cliente stesso.

Sta di fatto che l’obbiettivo di tutti è far togliere i soldi dai conti correnti, con le cattive o con le buone. C’è la sensazione che più passerà del tempo, più questo “cartello” si allargherà. Oltretutto in alcuni istituti la “consulenza” viene erogata dietro pagamento di una commissione.

Sin qui la situazione nota per la clientela normale, per i risparmiatori.

Molto differente la situazione per quanto riguarda il mondo Impresa.

BPER dal 5 febbraio 2021 sui conti correnti di nuova apertura con saldo superiore ai 100.000 euro applica una “commissione liquidità rilevante”. (Non ancora ufficializzata).

Unicredit dal 1 marzo 2021, sui conti correnti di nuova apertura con un saldo superiore ai 100.000 applica una commissione di giacenza che sembra essere dello 0,5%

Bnl sui conti con giacenza media superiore al milione di euro applicherà una commissione trimestrale di 1000 €.

Banco BPM considera la possibilità di applicazione di una “commissione proporzionata alla giacenza” .

Intesa Sanpaolo ha introdotto, dal 1° ottobre scorso, «la facoltà di un onere pari allo 0,033% delle giacenze di conto, applicato come “commissione” richiesta ai clienti nella misura di 33 euro per ogni multiplo di 100 mila euro depositati. L’istituto tiene a sottolineare che la nuova voce di costo “è applicabile solo alle imprese che non ricadano nella definizione di Microimpresa” come da decreto 11/2010, e che per introdurla necessita di “esplicito consenso del cliente”».

Questa la situazione in Italia, una situazione che, come detto, è innescata da anni di tassi negativi, introdotti nella politica monetaria europea, proprio dall’azione di Mario Draghi, quando era governatore della BCE.

In Germania, Francia, Austria sono tantissime le banche che applicano i costi sulla liquidità.

In Germania in particolare moltissime banche cominciano a far pagare senza neanche considerare le giacenze, ma a partire dal primo euro depositato.

E non finisce qui…