Conti correnti a rischio: contro anche Visco e il FMI

22 Ottobre 2019, di Leopoldo Gasbarro

Anche Visco si schiera contro i tassi negativi. Il governatore della Banca d’Italia, in una conferenza stampa di qualche giorno fa a Washington, ha lasciato intendere di come l’enorme massa di titoli che nel Mondo hanno rendimenti negativi (la cifra ha ormai superato i 15mila miliardi di dollari) stia aprendo un nuovo fronte di preoccupazione per un fenomeno finanziario che è ancora tutto da decifrare.

Anche il Fondo Monetario Internazionale non nasconde i propri timori soprattutto in funzione del fatto che non si veda all’orizzonte, né ripresa economica, né, quindi, una risalita dei tassi stessi. In questo contesto la difficoltà maggiore, soprattutto per gli istituti di credito, sarà riuscire a mantenere una condizione di bilancio positivo tale da poter far fronte ad un periodo così lungo.

Fa riflettere come le dichiarazioni sui tassi negativi arrivate proprio dal FMI alla cui guida era stata, fino a qualche settimana fa, quella stessa Cristine Lagarde che, dopo la conferma del suo arrivo al timone della BCE, ha dichiarato che ci sarebbe ancora spazio per altri abbassamenti.

In Italia il fronte delle polemiche si è appena aperto ed è stato l’intervento a gamba tesa del numero uno di Unicredit, Jean Pierre Mustier a determinarlo.

In Nord Europa, invece, la situazione si è fatta davvero difficile. Molte banche stanno decidendo di applicare una tassazione dello 0,50% a tutti i conti con saldi oltre i 100mila euro. I tassi negativi, rischiano così di diventare uno strumento anche di forte confronto concorrenziale all’interno del sistema bancario stesso.

I tassi negativi come il “Bail-In” forse anche peggio

Il fallimento delle prime quattro banche a fine del 2015 e l’introduzione della legge che scaricava sui risparmiatori la responsabilità e l’onere dei fallimenti dei propri istituti di credito, aveva portato, nel biennio 2016-2017, ad una corsa verso le banche che avevano parametri di solidità tali da garantire sicurezza ai depositari.

Ora potremmo assistere a nuovi spostamenti di correntisti spaventati dall’eventuali applicazioni di tassazioni estremamente onerose. Lo 0,5% di costo, per un conto da 1 milione di euro, rappresenterebbe una spesa per il correntista di circa 5000 euro.

Un’enormità.

A sentire i banchieri italiani, comunque, le posizioni non sono tutte unitarie. Alcuni, come Intesa, si sono immediatamente detti contrari all’applicazione dello 0,50% altri, pur non essendo estremisti come Mustier, hanno affermato di voler osservare ciò che accadrà, prima di prendere una decisione definitiva. Insomma, il quadro per i correntisti appare decisamente confuso ed è certo che una delle prime cose da fare è tener le orecchie dritte per captare eventuali segnali dalla propria banca.

Anche in questo caso la condizione di solidità e quindi di patrimonialità della propria banca rappresenterà, nel tempo, un elemento sempre più distintivo.

Meno saranno solide, più le banche avranno la necessità di far quadrare in qualche modo i propri bilanci.

Le voci che si rincorrono sono tante, ma la sensazione è che in qualche modo, se non si stimolano gli investimenti, se non si arriverà ad una forte incentivazione fiscale che favorisca scelte d’investimento produttive, l’enorme massa di liquidità immessa sui mercati della banche centrali e rimasta praticamente inutilizzata sia dalle banche stesse, sia da imprese e cittadini, rischia di diventare una bomba ad orologeria.