Consulenza finanziaria: per il 77% degli americani vale il suo costo

27 Giugno 2020, di Alberto Battaglia

I risparmiatori che hanno deciso di avvalersi del supporto di un consulente finanziario difficilmente finiscono col pentirsi di questa scelta. E’ l’evidenza più forte contenuta nello studio pubblicato dalla società di consulenza Cerulli Associates, che si è avvalsa di un sondaggio condotto, nell’arco di un anno, su oltre 10mila famiglie americane.

Il giudizio sulla consulenza

Il mondo della consulenza ne esce con risultati decisamente entusiastici: il 78% delle famiglie americane nella fascia di asset investibili compresa fra i 100mila e il milione di dollari affermano di utilizzare qualche tipo di consulenza finanziaria, fra questi 3 su 4 si sentono di consigliare il proprio advisor e un ancor più netto 77% sostiene che questa figura professionale valga i soldi che costa (assumendo che si tratti di consulenti indipendenti pagati direttamente dal cliente). Appena l’1% degli americani localizzati in questa fascia di patrimonio, alla quale appartiene il 33% della popolazione statunitense, si dice “insoddisfatto” del consulente finanziario.

Lo stesso direttore dell’advice relationship della Cerulli, Scott Smith, si è detto “scioccato” nel vedere quanto pochi siano i risparmiatori delusi dal proprio advisor.

I servizi di consulenza che risultano più apprezzati dagli americani sono, nell’ordine, la possibilità di scegliere in un’ampia gamma di scelte d’investimento (lo afferma il 49% del campione); la possibilità di avere un consulente che si dedica a loro (48%); gli incontri faccia a faccia (45%) e i servizi di pianificazione finanziaria (32%).

Robo-advisor, il ruolo attribuito all’automazione

Merita una riflessione l’importanza attribuita alla relazione personale con il consulente, che – alla luce di questa indagine – metterebbe al riparo dalla concorrenza dei robo-advisor circa la metà dei clienti attuali.

“Il digitale consente di ridimensionare i servizi di base e di liberare più tempo per l’interazione personale, ma l’automazione è un complemento, non un sostituto, all’attività umana”, ha affermato Smith, “la tecnologia semplicemente non può sostituire gli aspetti emotivi della gestione patrimoniale”.

Secondo il responsabile di Cerulli Associates la ricerca suggerisce che i clienti reputino, fra le caratteristiche più importanti del consulente, l’affidabilità e la disponibilità alle relazioni personali nonché a formulare consigli “su misura”.