Consulenti finanziari, valutazioni di Wall Street eccessive, è l’ora di rivedere i portafogli ?
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In un contesto in cui la parola recessione è stata accantonata, l’economia statunitense si dimostra particolarmente resiliente al contesto internazionale. Secondo gli analisti di DataTrek Research, i mercati azionari e obbligazionari stanno inviando segnali di una fiducia senza precedenti. Nicholas Colas, co-fondatore della società, evidenzia due indicatori cruciali per i consulenti finanziari: valutazioni azionarie in ascesa e rendimenti obbligazionari a lungo termine in rafforzamento.
Azioni: fiducia al massimo
Recentemente l’indice S&P 500 non solo ha raggiunto una serie di massimi storici, ma è ora scambiato a valutazioni superiori a quelle del picco della bolla internet degli anni ’90. Secondo DataTrek, il rapporto p/e è l’8% più caro rispetto al picco della dot-com. Guardando alle stime degli utili del 2026, l’S&P 500 potrebbe diventare il 23% più caro rispetto ai livelli di valutazione dell’era dot-com.
“Non c’è una spiegazione fondamentale per questi livelli senza riconoscere che stiamo assistendo a una fiducia degli investitori al ‘Picco’ o addirittura al ‘Super Picco’”, ha affermato Colas.
Per i gestori patrimoniali, questo scenario richiede una particolare attenzione. Gli elevati multipli riflettono non solo l’ottimismo sulla crescita, ma una profonda convinzione che il rischio di recessione, sia minimo o gestibile. “Piaccia o meno”, ha detto Colas, “le valutazioni delle large-cap statunitensi implicano un’economia ‘resistente alla recessione’, se non ‘a prova di recessione’.”
Obbligazioni: i rendimenti confermano lo scenario
I mercati obbligazionari riflettono la stessa narrativa. Il rendimento del Treasury Usa a 10 anni si aggira intorno al 4,4%, un livello che riflette la fiducia degli investitori nella crescita economica a lungo termine e non uno scenario di recessione. Secondo Colas, questo comportamento ha senso se si considera cosa accade quando le probabilità di recessione diminuiscono: gli investitori non si aspettano più un calo netto dell’inflazione. Tipicamente, le recessioni riducono l’inflazione di circa 4,4 punti percentuali.
Una ridotta probabilità di recessione significa meno pressione al ribasso sulle aspettative di inflazione. C’è anche meno aspettativa che la Fed debba tagliare i tassi per stimolare la crescita. Questo si traduce in rendimenti a lungo termine più alti, poiché i mercati smettono di prevedere tagli aggressivi dei tassi.
Nel frattempo, l’inflazione attesa sui Treasury Inflation-Protected Securities (TIPS) a 10 anni era intorno al 2,44%, un livello superiore alla media del 2% che ha caratterizzato gran parte degli anni 2010. Questo aggiunge un ulteriore dato che suggerisce che i mercati non credono in un ritorno allo status quo di bassa crescita e bassa inflazione del ciclo precedente.
Implicazioni per la strategia di portafoglio
Per i consulenti finanziari questi segnali hanno diverse implicazioni visto che la disciplina nella valutazione continua a essere importante. Anche se i mercati sono fiduciosi le elevate valutazioni richiedono un esame approfondito del portfoglio dei clienti. Per i clienti orientati alla crescita, i consulenti potrebbero voler rivedere i modelli di allocazione orientandoli alla prudenza.
Il rischio di duration è tornato: nel reddito fisso, l’era dei rendimenti a lungo termine ultra-bassi sembra essere finita. Ciò significa che il rischio di duration potrebbe diventare di nuovo rilevante nei portafogli obbligazionario, soprattutto per i clienti più conservatori.
Per ora i dati mostrano che gli investitori stanno trattando l’economia Usa come se fosse costruita per resistere agli shock. Che questa fiducia si riveli giustificata o meno, è un messaggio che i professionisti della ricchezza non possono permettersi di ignorare.