Congelamento asset Gheddafi: Unicredit in allarme ma anche le banche Usa (Goldman Sachs)

2 Marzo 2011, di Redazione Wall Street Italia

Bankitalia verso il congelamento degli asset che la famiglia Gheddafi detiene in Italia. E’ quanto riporta oggi il quotidiano finanziario MF, precisando che nella giornata di ieri Mario Draghi ha chiesto ai partecipanti al mercato di identificare gli asset che appartengono alla famiglia del rais.

Il fine è quello di permettere a Bankitalia di sospendere tali asset. Finora, gli Stati Uniti soltanto hanno congelato investimenti del rais e della sua famiglia per un valore di 30 miliardi di dollari; il Canada, l’Austria e il Regno Unito hanno proceduto poi al congelamento di asset del valore rispettivamente di 2,4 miliardi, 1,7 miliardi e 1 miliardi di dollari.

Ma questi asset sarebbero solo la punta dell’iceberg e nessuno è veramente sicuro del valore dei possedimenti di Gheddafi sparsi in tutto il mondo.

A questo punto, tornando all’Italia, Draghi avrebbe chiesto agli intermediari finanziari anche di sospendere tutte le attività eventualmente messe in atto dalla famiglia.

In preallarme le fondazioni di Unicredit che secondo le indiscrezioni dovrebbero riunirsi presto per valutare la situazione: la Libia detiene infatti una partecipazione nella banca pari al 7,5%.

Ma, a proposito di banche, secondo quanto riporta Huffingtonpost, tremano anche gli istutiti di credito e le società di private equity americane, nel cui capitale il governo libico detiene partecipazioni: si tratta esattamente di Goldman Sachs, Citigroup, JP Morgan Chase e Carlyle Group.

In totale, secondo quanto riporta il sito americano, il fondo sovrano della Libia, ovvero il Lybian Investment Authority, controlla riserve e asset fissi per un valore di almeno 70 miliardi di dollari. Gli investimenti effettuati sono principalmente nelle banche e aziende europee, inclusa la banca belga-danese Fortis, l’istituto di credito Unicredit per l’appunto, l’impero editoriale Pearson, l’italiana Finmeccanica, la joint venture per la produzione di petrolio siglata con BP e “perfino una partecipazione nella squadra di calcio italiana Juventus).

Tornando al caso di Goldman Sachs, il fondo sovrano libico – stando a diversi rumor- avrebbe investito centinaia di milioni di dollari nella divisione Goldman Sachs Asset Management funds, e in un fondo di prestiti concepito per investire in un nuovo hedge fund creato dal Kuwait Investment Authority. Goldman è stata la prima banca americana a fare affari con la Libia dopo la rimozione delle sanzioni. Nessun commento al momento dal portavoce di Goldman Sachs.

Anche Citigroup avrebbe avuto anch’esso infine con il governo libico. E la stessa JP Morgan -sempre secondo indiscrezioni – avrebbe gestito il cash del fondo Lia e alcune riserve detenute dalla banca centrale libica.