Commissione parlamentare d’inchiesta disastri bancari: tutti immobili!

12 Settembre 2017, di Giovanni Falcone

Commissione parlamentare d’inchiesta disastri bancari: tutti pronti per rimanere immobili!

A chiacchiere si parte, anzi si è già partiti. Siamo in Italia e la musica non cambia, grandi annunci, Decreti pronti, scartoffie firmate ma tutti rigorosamente fermi al palo: questa sembra essere la sorte della Commissione Parlamentare d’inchiesta sui fallimenti bancari.

Nel 2015 Matteo Renzi tuonava: “SI alla Commissione d’inchiesta sulle crisi bancarie”. Lui è giovane, tanto entusiasmo ma non conosce l’Italia, i meccanismi della burocrazia inventati apposta per fare un passo avanti e due indietro.

A luglio scorso, dopo la firma del Presidente della Repubblica, veniva istituita la Commissione e sembrava cosa fatta, pronti a partire: invece niente, tutto fermo le sabbie mobili nazionali sono sempre efficienti.

Al netto delle risultanze giudiziarie grazie alle quali riusciamo a sapere qualche notizia, possiamo dare per scontato in questa legislatura con quesa Commissione non si caverà un ragno dal buco: resa dichiarata senza condizioni!

Notizie di stampa

Leggo dal Sole 24 Ore di domenica scorsa di qualche notizia contenuta negli atti di citazione contro i vertici delle Popolari venete dal quale si ricava un “decalogo di ciò che non si deve fare”, ricavato dal lavoro dell’Internal Audit interno del nuovo management. Si legge fra l’altro di un affidamento di una cinquantina di milioni di euro concesso al “Gruppo Ravazzolo” senza alcuna valutazione e/o analisi economico reddituale della posizione. Insomma, esercizio del credito “senza garanzie”, a babbo morto e poi ci si sorprende se aumentano le sofferenze!

Ovviamente sono accuse tutte da confermare in giudizio, dove la Commissione Parlamentare d’inchiesta poteva fornire un contributo di scienza & coscienza: invece niente.

E meno male che il primo comma dell’articolo 42 della nostra Costituzione più bella del mondo stabilisce che la “Repubblica coordina e controlla l’esercizio del credito”.

Ancora più interessante l’associazione a delinquere capeggiata dal “Berneschino genovese” che faceva acquistare immobili ai propri sodali ad un prezzo per poi rivenderli “a vista” a Carige Vita a prezzi raddoppiati. Scrivono i giudici: “l’anomalo incremento dei prezzi degli immobili in percentuali macroscopicamente elevate in brevissimo tempo è emerso in maniera evidente – gli immobili, prevalentemente a destinazione alberghiera – venivano acquistati da società del gruppo Cimatti e, in seguito, del gruppo Cavallini e rivenduti nel giro di pochi giorni, se non addirittura nell’arco delle 24 ore, agli istituti assicurativi di Babbo Natale, subendo una lievitazione di prezzo ben lontana dal margine normalmente tollerato”. In pratica il gruppo Cavallini ha acquistato immobili per oltre settanta milioni di euro rivendendo per un valore doppio a Carige Vita.

E questa manfrina è andata avanti per anni, dilapidando il patrimonio dei soci, dei risparmiatori e dei correntisti fino ad arrivare allo stato comatoso che conosciamo.

Nessuno ha visto, calma piatta per decenni fino al disastro!

Forse se non parte la Commissione noi poveracci, con stipendi di fantozziana memoria non avremo neanche il piacere di conoscere qualche altra informazione, qualche indizio, qualche chiacchiera, così, tanto per passare le giornate.

Niente, rassegniamoci che in Italia siamo bravi solo a fare chiacchiere.