Commissione d’inchiesta banche: sabotaggio Istituzionale

16 Maggio 2017, di Giovanni Falcone

Da sempre sappiamo che in Italia, quando si deve fare una cosa, si deve prendere una decisione a livello politico, si aprono tavoli e si discute, si parla, si parla, ci si confronta, essendo la nostra una Repubblica parlamentare dove si decide a maggioranza, quando si trova.

Da noi, in pratica, per qualunque decisione che conta, bisogna trovare i numeri in Parlamento, al fine di trovare la “quadra”, ripeteva sempre il Bossi da Giussano.

A caccia della quadra, costi quel che costi.

Adesso bisogna votare la costituzione di una Commissione d’inchiesta parlamentare sul mondo delle banche, nell’intento di fare chiarezza e tentare di restituire un minimo di dignità, ma soprattutto di credibilità al nostro sistema bancario e creditizio che, solo qualche anno addietro, molti soloni dell’ipocrisia elevata a sistema, dicevano che le nostre Banche erano solide, le migliori d’Europa.

Da qualche anno assistiamo a continui fallimenti, per bilanci che hanno esaurito i capitali e che gli stress test del 2010, disposti dalla Banca Centrale Europea hanno rivelato quello che si temeva: Rapporto troppo basso nella valutazione delle riserve per i rischi su crediti e il monte sofferenze, o crediti inesigibili.

In pratica l’allegra gestione dei nostri banchieri, a cominciare dai diversi Consigli di amministrazione si sono mangiati tutte le garanzie patrimoniali di solvibilità, verso i risparmiatori e verso il mercato. Hanno regalato soldi a chicchessia e il monte sofferenze sta li a dimostrare che con c’erano già da subito le garanzie di rientro o di solvibilità necessarie che la legge stabilisce.

Gli italiani vogliono sapere, vogliono conoscere la verità sulla mala gestione bancaria al netto delle chiacchiere.

Invece no, siamo in Italia, non è casuale che abbiamo la più bella Costituzione del mondo, con due Camere che fanno al stessa cosa e spesso non sono d’accordo su nulla, salvo la conservazione delle poltrone e degli stipendi lunari, si devono trovare i numeri e allora vediamo che soloni parlamentari, invece di votare,  non essendo d’accordo e non avendo il coraggio di esprimersi, si “astengono” (in pratica votano contro).

Guardate l’elenco, controllate i nomi di appartenenza: non sono parlamentari qualunque, molti sono politici senza partito (Gruppo misto) e altri del Movimento 5 Stelle, quelli che vogliono cambiare il mondo e che, pare, abbiano paura della verità.

Vergogna vergognosa, direbbe la buon’anima!

Questi signori non hanno ancora capito che il 41% degli italiani aventi diritto al voto, il c.d. popolo del SI alle riforme costituzionali, vuole andare avanti, vuole correre, facendo chiarezza sul passato, sulle responsabilità in vista di un futuro diverso che ci appartiene e che pretendiamo.

AVANTI TUTTA!