Impresa

Come misurare il valore dell’arte in azienda

Supportare le imprese nell’integrazione dei beni culturali e artistici all’interno delle strategie ESG è l’obiettivo del nuovo Framework per la misurazione dei Corporate Cultural & Art Assets (CCAAs), sviluppato dallo European Art Assets Observatory (EAAO). L’iniziativa è promossa dall’Institute for Transformative Innovation & Research (ITIR) dell’università di Pavia, in collaborazione con Deloitte Private, Arte Generali e Banca Generali.

Il framework sarà presentato a Milano durante l’evento “Il valore degli asset culturali e artistici d’impresa” e nasce da un’ampia indagine sulle migliori pratiche di 300 grandi aziende europee, selezionate tra le prime 50 per fatturato in Italia, Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi e Belgio nel 2024.

«L’arte è spesso vista come un elemento fuori dagli schemi gestionali, difficile da quantificare e misurare», spiega Stefano Denicolai, Head dell’ITIR. «Il nostro progetto dimostra invece che è possibile applicare un metodo scientifico anche ai beni culturali. Misurare l’arte non significa limitarla, ma riconoscerla come asset strategico capace di generare valore competitivo e misurabile».

Secondo Ernesto Lanzillo, Senior Partner di Deloitte Private, le aziende oggi sono chiamate a comunicare in modo chiaro e trasparente le proprie performance di sostenibilità. Il nuovo framework fornisce strumenti solidi e condivisi per raccontare e migliorare l’impatto degli investimenti culturali sul territorio e sugli stakeholder.

Arte Generali considera i beni culturali aziendali molto più di semplici simboli: rappresentano risorse strategiche in grado di generare valore misurabile e sostenibile, sia per le imprese sia per la società. Come sottolinea Alberto Magni, Head di Arte Generali Italy, il framework consente di comprendere l’impatto della cultura nelle strategie ESG, tutelando e valorizzando il patrimonio culturale come leva per un’impresa responsabile e orientata al futuro.

Per Banca Generali, la misurazione dei Corporate Cultural & Art Assets integra cultura e sostenibilità in un’unica strategia di valore. Maria Ameli, Head of Wealth Advisory e Consigliere Delegato di Generfid, spiega che lo strumento permette di trasformare beni percepiti come intangibili in asset governabili, creando un ecosistema in cui aziende, istituzioni e comunità crescono insieme.

I dati dell’indagine sulle imprese europee

Dall’analisi emerge che le collezioni aziendali, i musei d’impresa, gli archivi storici e le fondazioni rappresentano un patrimonio diffuso, ma ancora poco strutturato in termini di governance e reporting. Solo il 36% delle aziende europee del campione dichiara di possedere, gestire o interagire attivamente con CCAA. L’Italia guida la classifica con il 56% delle aziende coinvolte, seguita da Francia (46%) e Germania (40%), riflettendo una lunga tradizione di mecenatismo culturale e legami tra identità aziendale e patrimonio artistico.

Le forme più comuni di CCAA sono:

  • Collezioni d’arte aziendali (29,9%)
  • Sponsorizzazioni e mecenatismo culturale (28,9%)
  • Fondazioni aziendali (23,3%)

Dal punto di vista settoriale, i comparti Finanza e Assicurazioni mostrano la maggiore propensione a investire in CCAA, utilizzandoli come strumenti per rafforzare identità aziendale, engagement e customer experience. Tuttavia, solo il 25% delle imprese affida la gestione a strutture esterne come fondazioni o trust, mentre la maggioranza mantiene il presidio interno. Solo il 34% cita i CCAA nei bilanci di sostenibilità, e tra queste aziende, il 54% fa riferimento agli standard ESRS, il 43% ai GRI Standards, il 35% agli SDGs, mentre appena due aziende utilizzano linee guida UNESCO. Ancora più ridotto è il numero di aziende che quantifica il valore economico dei beni culturali nei bilanci finanziari: appena il 3%.

Il nuovo Framework CCAA

Il modello sviluppato dall’EAAO propone un sistema di indicatori innovativo, allineato alle principali dimensioni ESG e coerente con standard internazionali come GRI, ESRS, SDGs e le linee guida UNESCO. Il framework integra KAI (Key Activity Indicators) e KPI (Key Performance Indicators), consentendo alle imprese di valutare sia gli impatti generati sia i processi e le politiche che li rendono possibili.

L’obiettivo è trasformare asset culturali tradizionalmente percepiti come intangibili in leve strategiche concrete e misurabili, offrendo alle imprese un quadro comparabile e flessibile per gestire il valore sociale, ambientale e di governance dei propri beni artistici e culturali.