Com’è dura la vita del bancario

20 Luglio 2018, di Alessandro Piu

Stipendi fermi, taglio dei posti di lavoro, cambiamento di mansioni. Oggi lavorare per una banca non suscita più invidia 

C’era una volta il mito del posto in banca. Quello per cui la gente ti guardava con un misto di rispetto e invidia. Un contratto e una carriera blindati, una retribuzione più che dignitosa, un orario di lavoro da trascorrere nella tranquillità di un’ovattata filiale e che ben si conciliava con la vita familiare. C’era una volta, e oggi non c’è più.
Spazzato via, travolto dall’evoluzione del settore bancario che negli ultimi anni ha dovuto affrontare la crisi finanziaria, l’arrivo di normative stringenti, la rivoluzione digitale e la concorrenza delle società del fintech, nonché di big del calibro di Apple, Google, Facebook, Amazon, pronti a mettere mani e piedi nel ricco comparto.

L’effetto sugli stipendi è evidente. L’ultimo rapporto dell’Associazione bancaria italiana (Abi) sul lavoro nell’industria finanziaria certifica che, negli ultimi anni e relativamente alla componente fissa della remunerazione, in alcuni Paesi europei

“non ci sono stati aumenti contrattuali, o sono stati minimi, lasciando alla contrattazione di secondo livello o ad accordi individuali possibili spazi di incremento”.

L’ultimo rapporto di Hays sulle retribuzioni indica un stipendio annuale fisso lordo (calcolato su 13 mensilità) di 30.000 euro per un gestore di clienti privati con un’esperienza inferiore a cinque anni, in una banca commerciale. Lo step successivo, per chi ha un’esperienza fino a dieci anni, porta la cifra a 45.000 euro.
Cifre simili vengono rilevate nel 25° Rapporto sulle retribuzioni di Od&M che fissa la retribuzione base annua di un impiegato bancario a 30.227 euro. A questa va poi aggiunta una quota variabile il cui peso, nel settore bancario, è del 4,6%. La retribuzione totale annua raggiunge così i 31.619 euro.Si tratta di livelli salariali superiori alla media nazionale ma che sono stati superati da quelli del comparto industria. Le retribuzioni nel settore finanziario rimangono invece le migliori quando si parla di dirigenti e quadri.

Chiude il cerchio l’Abi con il Rapporto annuale sul mercato del lavoro (i cui dati si fermano però al 2016). L’Associazione bancaria distingue tra operatori di front-office e back-office. Per i primi la retribuzione annua lorda è di 33.476 euro, per i secondi ammonta a 33.355 euro. Dal confronto dei dati Abi relativi agli anni passati emerge chiara la frenata nella crescita delle retribuzioni bancarie. Tra il 2013 e il 2016 un impiegato di front office (il classico sportellista) ha visto aumentare la sua retribuzione annua lorda dell’1,2%. Prima della crisi, tra il 2006 e il 2009 il suo salario era aumentato del 5,8%.

Il contratto dei bancari è peraltro al centro dell’attenzione in queste settimane. Dopo gli anni della crisi le banche italiane sono tornate a fare utili e i sindacati di settore sono decisi a battere cassa.

“A causa della crisi i rinnovi contrattuali degli ultimi anni sono stati condizionati dal punto di vista economico”

ha confermato il segretario generale della Federazione autonoma bancari italiani (Fabi) Lando Maria Sileoni che ha poi proseguito:

“Dovremo rilanciare sul tema dell’occupazione, ad esempio garantendo un trattamento migliore ai giovani che entrano, grazie al Fondo per l’occupazione giovanile. È vero che da una parte si elimina il precariato, perché vengono tutti assunti a tempo indeterminato, ma dall’altra entrano con un trattamento economico più basso rispetto a quello previsto dal contratto nazionale attuale, anche se per pochi anni. Chiederemo comunque aumenti economici per tutti. Del resto, con gli utili che ripartono e con una fase positiva del settore chiediamo, se ci saranno dividendi importanti per gli azionisti, che ci siano anche aumenti importanti nelle retribuzioni dei lavoratori. Il taglio del costo del lavoro è stato centrale finora ma oggi è superato”.

Per guadagnare di più in banca tuttavia, al giorno d’oggi bisogna non essere dei bancari. O almeno non bisogna esserlo nel senso tradizionale del termine.

“Godono di stipendi più alti – riprende la ricerca di Hays – gli specialisti in information technology, i compliance e i sales manager”.

Figure che rispondono a tre fattori determinanti per il futuro delle banche: il cambiamento tecnologico, le normative e la concorrenza, sia interna al settore sia proveniente dalle società fintech e da colossi come Apple, Facebook, Alibaba, Amazon e Google.

Specialisti in it, manager delle vendite e di compliance sono anche i lavoratori più ricercati dalle banche mentre

“la digital transformation sta facendo registrare un importante rallentamento nelle attività di retail e commercial banking”

quelle svolte da chi sta allo sportello.

“In tutti i Paesi, sia pure in misura diversa – rileva l’Abi – le reti fisiche sono sempre meno frequentate dalla clientela. Diverse banche ritengono che la dimensione attuale delle reti non sia economicamente giustificabile. Sono in genere mantenuti gli sportelli nei centri città, con un numero molto contenuto di dipendenti per ridurre i costi di gestione”.

Il contatto diretto con il cliente rimane irrinunciabile per le banche. Tuttavia rispetto agli “anni d’oro degli sportellisti” ora il contatto diretto deve essere più qualificato e volto a soddisfare esigenze più complesse e a maggiore valore aggiunto. Il taglio dei costi non è infatti sufficiente a riportare le banche a una solida redditività. Per l’Abi le prospettive sembrano andare in direzione di un numero crescente di lavoratori impiegati nelle attività commerciali, di consulenza specializzata, di customer service.

Dovranno essere sviluppate modalità alternative di relazione con il cliente, anche a domicilio o basate su strumenti di comunicazione a distanza. Sarà necessario offrire nuovi prodotti e servizi personalizzati, anche di natura non bancaria. Per contro si ridurrà sempre di più l’impiego di lavoratori in attività di sportello e back office. Le strade disponibili per i profili di queste ultime due categorie sono l’uscita o la riqualificazione.

“In quasi tutte le aziende sono in atto percorsi professionali specifici per le nuove professionalità, funzionali a una loro valorizzazione nell’ambito dell’organizzazione”

conclude l’Abi.

Un tributo occupazionale enorme è stato versato dai dipendenti di banca negli ultimi 8 anni. A dare le cifre è il segretario generale di First Cisl, Giulio Romani:

“Alla fine del 2009 i bancari italiani erano più di 330.000, nel 2017 sono scesi quasi a 286.000. Dallo scoppio della crisi bancaria più di 44.000 posti di lavoro sono andati bruciati”.

Anche se l’impatto sociale di queste riduzioni occupazionali è attutito da strumenti di accompagnamento all’uscita e prepensionamenti, l’emorragia non si fermerà. Chi più o chi meno, gli istituti bancari hanno ancora in corso piani di riduzione di filiali e personale. Secondo la relazione annuale della Banca d’Italia nel 2017 il numero di sportelli bancari è diminuito del 5,7% in Italia, a circa 27.300 unità. Nel 2018 si attende una riduzione di analoga entità. La rivoluzione è già tra noi.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di luglio/agosto del mensile Wall Street Italia