Clemenza fiscale – Ridurre le tasse per abolire i condoni

15 Agosto 2017, di Giovanni Falcone

 

La previsione formulata dai nostri Padri costituenti di concorrere alla spesa pubblica in relazione alla propria capacità contributiva (ex art. 53 costituzione), è stata, non solo stracciata nei fatti, ma addirittura vilipesa con assoluta spavalderia, nella diffusa consapevolezza di un perdonismo imperante, prima annunciato, subito smentito ed immediatamente attuato con periodica e ravvicinata attualità.

A sentirli, i nostri politici, soprattutto quelli di lungo corso, quelli che stanno appollaiati in Parlamento da oltre trent’anni, a chiacchiere, nessuno vuole o predilige i condoni tributari.

Oggi, solo per fare un esempio e rimanere in tema, la Corte dei Conti certifica che nell’ultimo decennio l’Erario ha incassato 35 miliardi da parte di “evasori pentiti”, attraverso una serie di provvedimenti di clemenza adottati da “Partiti di destra, sinistra, di sopra e di sotto”, nessuno escluso (doppio Scudo fiscale del centro destra, doppia Voluntary centro sinistra, Rottamazione cartelle Governo in atto).

Si è trattato sempre di un “perdono” dettato da ragioni di necessità, imposto da improrogabili esigenze di contenimento della spesa pubblica – il cui differenziale sul Pil è stato peraltro stabilito dalla UE – se non addirittura da esigenze di cassa corrente, ed immancabilmente accompagnato dalla promessa che sarebbe stato l’ultimo. Ancora adesso, a distanza di circa venti anni, mi tremano le gambe al pensiero di quando ho visto, un nostro compianto Ministro delle finanze, annunciare in televisione, della impossibilità di corrispondere lo stipendio ai dipendenti pubblici per carenze di liquidità.

L’evasione fiscale nel nostro Paese, secondo le analisi più accreditate rappresenta un terzo della ricchezza nazionale prodotta, determinata, da un lato da una economia sommersa e dall’altra dalla obiettiva ed accertata incapacità dello Stato di perseguirla.

Per arginare questo gravissimo fenomeno di pubblico malcostume, sono stati effettuati numerosi tentativi, a volte minacciosi, altri bonari, tutti finiti nel nulla, anzi peggio, allorquando, lo Stato e, oso affermare, tutti noi, abbiamo sempre seguito la strada dei “questuanti”.

Manette agli evasori (Legge 516/82)

Dopo la Riforma Tributaria del 1973, si è passati alla legge “manette agli evasori” del 1982[1], per arrivare all’abolizione del famigerato “segreto bancario” negli accertamenti fiscali del 1991, giungendo infine, alla legislazione ultima del marzo 2000, che ha addirittura reso l’evasione fiscale reato presupposto ai fini del riciclaggio di denaro sporco, equiparandone la condotta criminosa come fatto di elevato allarme sociale, alla stregua di tanti altri gravi reati previsti dal vigente sistema processuale-penalistico .

Ancora In epoca più recente, si è addirittura tentato di incoraggiare la vastissima platea di questi incalliti evasori fiscali con appositi incentivi finalizzata alla “emersione del lavoro nero”, pur senza raggiungere nessuno degli obiettivi programmati.

A voler leggere i risultati complessivamente raggiunti perderemmo solo tempo, oltre che far aumentare un senso di sfiducia e rassegnata impotenza fra tutti noi.

L’evasione fiscale, fra il popolo delle partite Iva, quelle c.d. morte,  rimane altissimo, attraverso la falsa fatturazione, le frodi carosello, le triangolazioni etc.

E’ la norma, ahimè, nel mondo delle imprese, vedere il denaro contante versato sui conti extracontabili –  personali o di prestanomi -, mentre i soli bonifici e/o assegni alimentano i conti aziendali, rappresentando  questi ultimi, e nella migliore delle ipotesi, solo il 50% dell’intero fatturato.

Un aumento della pressione fiscale, avrebbe unicamente l’effetto di far aumentare il numero degli evasori, ovvero di quegli imprenditori che già oggi si sottraggono in tutto o in parte agli oneri tributari.

Ricordo le organizzazioni dedite al contrabbando doganale di t.l.e (tabacchi lavorati esteri), che erano soliti festeggiare per ogni “aumento” dell’imposta sul circuito legale, ricevendo, come diretta conseguenza, un significativo incremento dell’illecito mercato. Ogni tanto, qualche rivista specializzata ci ricorda che la pressione fiscale del nostro Paese è di poco al di sopra della media europea (secondo questi esimi analisti, solo la Svezia ci supererebbe di qualche punto percentuale). Sono affermazioni queste, assolutamente prive di qualsivoglia base logica, nel senso che bisognerebbe avere il coraggio di dire che da noi, la pressione fiscale, è almeno doppia rispetto alla media europea.

Ne spiego brevemente le ragioni. Alla voracità fiscale dello Stato, dobbiamo aggiungere, forse al contrario di altri Paesi, la pressione della criminalità organizzata (che soprattutto in alcune aeree rappresenta un anti Stato), una pubblica amministrazione spesso inefficiente, una rete infrastrutturale viaria ed aerea da terzo mondo, una sanità pubblica approssimativa, una sicurezza nel suo complesso inadeguata. Non so oggi, ma almeno fino a qualche decennio addietro  a Reggio Calabria, una città di oltre 200 mila abitanti, l’acqua corrente non era potabile: la gente cucinava con l’acqua minerale!!

Servizi & Pressione fiscale

Personalmente, non conosco le disfunzioni, pure possibili, esistenti in Svezia, o comunque in altri Paesi dell’Unione europea, ma ho la presunzione di credere che non sono neanche paragonabili alle nostre.

Se l’equazione è questa, credo che bisognerà cambiare strada, possibilmente invertendo la tendenza degli ultimi decenni che ha registrato un trend in crescita della pressione fiscale complessiva.

Ridurre la pressione fiscale, ovvero le altissime aliquote che oggi caratterizzano il nostro sistema fiscale non deve rispondere solo ad una esigenza di moralità, visto che la progressività dell’imposta rimarrebbe inalterata, ma deve servire a ridurre l’interesse del singolo ad evadere gli obblighi tributari.

Non è velleitario immaginare che, con un fisco più modesto, si ridurrebbero gli “evasori totali e paratotali”, determinando, paradossalmente, un aumento delle entrate tributarie.

In altri termini, la pressione fiscale và ridotta, non solo e non tanto per restituire soldi alle famiglie (per le quali si potrà agire con lo strumento della “detrazione fiscale”), come sento spesso in questi giorni di acceso dibattito ad ogni livello, bensì per consentire allo Stato di migliorare il conto economico, per non indossare, come da consolidata abitudine, le vesti del “questuante”.

Abbassare te tasse per abolire i condoni!

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[1] Che parlando di “manette agli evasori”, puniva l’evasore fiscale con una mera contravvenzione qualunque fosse l’imponibile sottratto alla tassazione: una vera beffa!