Cina: Deutsche Bank vede crac mercato come Russia nel 1998

24 Dicembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Diverse banche internazionali di spicco come Goldman Sachs, Morgan Stanley e Jefferies hanno speso parole di lode nei confronti del governo cinese per i tentativi di aprire il mercato e liberalizzare l’economia del paese. Tanto è vero che gli analisti hanno pronosticato una massiccia corsa agli acquisti nell’azionario cinese da parte degli investitori negli anni a venire.

John-Paul Smith però non condivide questo entusiasmo. Infatti, informa Bloomberg quando l’equity strategist di Deutsche Bank guarda il Paese, dice di rilevare alcuni di quegli stessi segni di crisi finanziaria, che lo portarono a prevedere con mesi d’anticipo il crollo del mercato azionario della Russia del 1998.

L’espansione poderosa della Cina è alimentata da un pericoloso indebitamento aziendale. Un modello ad alto rischio che dovrà essere sostituito da una serie di misure di libero mercato e di tagli di bilancio analoghe a quelle che hanno alimentato la crescita della Russia all’indomani del default del paese e della successiva caduta mensile del 44% dell’indice azionario Micex.

There is potential for a debt trap in industrial companies which can trigger an economy-wide financial crisis as early as next year

“Nel campo delle società industriali c’è il potenziale per una trappola del debito che potrebbe innescare una crisi finanziaria a livello di economia già dal prossimo anno”, ha detto Smith in un’intervista a Londra il 12 dicembre, un giorno dopo aver pubblicato un rapporto che prevedeva che, il prossimo anno, il rallentamento della Cina porterebbe a un declino del 10% nell’azionario dei mercati emergenti.

“Se mi sbaglio sulla Cina”, precisa Smith, “mi sono sbagliato su tutto”. La previsione di Smith del 2013 su un calo di almeno il 10 per cento sull’azionario dei paesi in via di sviluppo si è dimostrato profetico. L’indice dei mercati azionari dei paesi in via di Sviluppo MSCI Emerging-Markets Index, infatti, è scivolato del 5,9%.

Lo Shanghai Composite Index, invece – l’indicatore azionario di riferimento della seconda maggiore economia del mondo – ha perso il 7,9%, dirigendosi verso il suo terzo declino annuale in quattro anni.