Banche, chiuso per rivoluzione

18 Settembre 2019, di Alessandro Piu

L’articolo fa parte di un lungo dossier dedicato alla banca del futuro pubblicato sul numero di settembre del magazine Wall Street Italia.

Il fallimento di Lehman Brothers nel 2008; la crisi, prima finanziaria e poi economica, che ha spinto i tassi di interesse a zero o sottozero; le nuove normative più restrittive, per evitare altre Lehman Brothers; la rivoluzione digitale.
Mai tempesta è stata più perfetta di quella che si è abbattuta sul mondo bancario. Ed è l’ultimo, la rivoluzione digitale, il pericolo più grave. O l’opportunità migliore, per chi saprà cambiare e intercettare i bisogni e i desideri dei nuovi clienti. “In Italia ci sono 13 milioni di millennial (i nati tra il 1981 e il 1995 ndr) che cominciano ad avere 35-38 anni e hanno bisogno di fare investimenti, gestire i risparmi. Come le generazioni a loro successive, i millennial sono digital native, e diventeranno i principali investitori e risparmiatori.
Mentre le generazioni precedenti avevano la banca in quanto luogo fisico come punto di riferimento, le nuove vivono e si muovono in un contesto completamente digitalizzato” commenta Ezio Viola, a.d. della società di consulenza per l’innovazione The Innovation Group, organizzatrice del Banking summit che si terrà a Bardolino il 10 e 11 ottobre prossimi.

La “disruption”, il punto di rottura con il passato, non potrebbe essere più evidente. Ed evidenti sono le conseguenze sul sistema bancario. In dieci anni, in Europa, sono stati bruciati un quarto degli sportelli bancari e un quinto dei dipendenti delle banche. È un trend che potrebbe accelerare, come testimoniano i 18.000 licenziamenti di Deutsche Bank e i 10.000 esuberi di Unicredit. I dati della Banca d’Italia registrano 505 istituti di credito nel Belpaese a fine 2018, 33 in meno rispetto al 2017. Sono ancora tanti. In Canada, per esempio, sono rimaste solo 70 banche per una popolazione di 37 milioni di persone.

La colpa delle banche è essere rimaste troppo a lungo legate al modello tradizionale di servizio bancario. Quello a cui tutte le generazioni precedenti i millennial sono abituate: una sede centrale, di solito collocata in un solido palazzo del centro città, e migliaia di filiali sul territorio. Perché, una volta, quante più filiali si avevano tanto maggiore era il numero di clienti. Così è stato a partire dal 1472, data di fondazione del Monte dei Paschi di Siena.

“Fino alla crisi finanziaria del 2007 – spiega uno studio di McKinsey sulle banche mondiali – la quota di depositi totale di una banca retail era strettamente correlata con la sua rete di filiali. Nonostante la crescita di Internet, i clienti andavano in filiale per i servizi di conto corrente, per avere informazioni e acquistare nuovi prodotti. La filiale fisica creava un senso di sicurezza e fiducia. Nel corso dell’ultimo decennio, la relazione tra crescita dei depositi e densità delle filiali si è indebolita. I depositi delle 25 maggiori banche statunitensi sono raddoppiati mentre la presenza di filiali si è ridotta del 15 per cento”.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di settembre del magazine Wall Street Italia