“China Dream” sta cambiando: l’impatto sui marchi occidentali

13 Maggio 2019, di Alberto Battaglia

Le abitudini di consumo del crescente ceto medio cinese stanno cambiando, minando le speranze dei brand occidentali sulle prospettive di vendita nel Paese. “Il tema principale per il 2019 è che la classe media cinese sta spendendo di meno. E’ necessario posizionarsi verso le aziende che ne trarranno beneficio ed evitare quelle” che subiranno conseguenze negative”, ha dichiarato Shaun Rein, fondatore di una fra le maggiori società di marketing intelligence, Cmr.

“Laddove le famiglie avrebbero speso l’equivalente di 5 dollari in uno Starbucks, ora optano per una spesa da 2 dollari in un Luckin Coffee”, ha dichiarato Rein in un’intervento tenuto alla Citywire Montreux 2019, “piuttosto che spendere somme importanti per una borsa Coach, ora i consumatori sono più propensi a comprare un marchio generico da un produttore cinese”.

La volontà di risparmio e il crescente sciovinismo della classe media cinese è stata osservata già prima che le dispute commerciali mettessero in netta opposizione Cina e Stati Uniti.

Il sogno cinese sta cambiando. A un certo punto, esso si traduceva nell’acquisto di beni stranieri per mostrare la propria posizione. Nel 2011, abbiamo fatto delle ricerche in cui abbiamo esaminato le abitudini di 5.000 persone cinesi e l’85% ha affermato che avrebbe sempre acquistato marchi stranieri”, ha raccontato Rein, aggiungendo che cinque anni dopo tale quota era già scesa al 60%.
Dal 2016 “non abbiamo più ripetuto la ricerca, ma la tendenza va solo in una direzione”, ha concluso Rein: “i consumatori cinesi non vogliono più un Kit Kat o Nestlé, vogliono i marchi cinesi. Sono considerati ugualmente buoni ma con prezzi più interessanti”.

Già Alberto Forchielli, noto investitore ed esperto del mercato cinese, aveva avvertito sulle nuove tendenze dei consumatori cinesi, che non avrebbero che potuto danneggiare i grandi marchi occidentali:

“I consumatori cinesi si stanno dimostrando sempre più nazionalisti”, aveva detto Forchielli, “lo erano anche prima, ma adesso che i prodotti cinesi sono all’altezza di quelli importati, lo sono senza ritegno… ormai i cinesi sanno fare cellulari di qualità paragonabile ad Apple. Questo, unito alle tensioni, ha provocato una vera e propria ondata di ‘compra cinese’: moltissime imprese locali danno premi ai dipendenti se si sbarazzano di tecnologia americana e comprano quella nazionale”.