CHE PACCHIA
IL CARRY TRADE
SU FRANCO E YEN

25 Giugno 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
La Banca Nazionale Svizzera (Bns) e la Bank of Japan, le due maggiori banche centrali con i tassi ufficiali d’interessi meno remunerativi (e di conseguenza con le divise più utilizzate come funding per i carry trader) hanno preso importanti decisioni di politica monetaria nell’ultima settimana. Ma i risultati sono davanti agli occhi di tutti: un fallimento totale.

La Banca nazionale elvetica ha aggiunto parole abbastanza accomodanti al rialzo di 25 punti base, cui è stata praticamente costretta dal contestuale rialzo della Banca Centrale Europea; se da un lato, infatti, la Bns ha mostrato preoccupazione per i possibili effetti inflattivi indotti dalla debolezza del franco, dall’altro ha sottolineato come non ci sia alcuna motivazione economica a sostegno di ulteriori rialzi. E nessun intervento sul mercato è previsto, anche se mercoledì 20 e venerdì 22 il mercato ha avuto forti scossoni al rialzo sul franco, decisamente troppo «sospetti» per escludere un intervento di mani forti.

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La Bank of Japan dal canto suo ha lasciato i tassi invariati; anche questa non è certo stata una sorpresa per il mercato; più importante semmai è stata l’unanimità della decisione che fa intuire come nessuna modifica alla politica monetaria sia prospettabile a breve. Anche il governatore Fukui ha raffreddato gli entusiasmi di chi prospettava tassi presto più alti nel Sol Levante, sottolineando come le «aspettative sull’inflazione stanno ingiustificatamente spingendo al rialzo i tassi d’interesse di lungo periodo». Il risultato sul mercato è stato in entrambi i casi nullo: il franco e lo yen hanno continuati imperterriti a indebolirsi: contro euro il franco è andanto ai minimi degli ultimi 10 anni a 1,6673, e la divisa giapponese a 166,47, livello che non si vedeva dal novembre 1992.

Questo trend, peraltro, è stato da noi già anticipato nelle scorse settimane; la novità è che ora siamo entrati in quella «zona rossa» dove i prezzi delle valute iniziano ad essere fortemente disallineati dai fondamentali; ma questo fattore, di per sé, non è sufficiente ad invertire la corsa.

Solo infatti segnali ben più forti, conditi da interventi massicci e, possibilmente, coordinati con altre Banche centrali, potranno far disamorare il mercato (o perlomeno metterlo in guardia sulla variabile rischio di cambio) da questi elementi di finanziamento a basso costo.
In ogni caso non si può dimenticare che gli interventi delle Banche centrali hanno scarsa efficacia se non sono supportati da radicali modifiche delle ragioni sottostanti al trend in atto; pertanto, eventuali interventi come quelli da noi sospettati (di cui abbiamo detto sopra) potrebbero solo dare indicazione del fatto che oltre certi livelli le Banca centrali diventano insofferente, lasciando però chiaramente in mano al mercato una buona occasione per rientrare nel trend da livelli migliori. L’equazione «bassi tassi = poco rispetto», dominerà ancora a lungo il mercato valutario.

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