Che cosa (non) fare quando il mercato sprofonda

26 Agosto 2019, di Alberto Battaglia

E’ il momento che più di tutti mette a dura prova la lucidità degli investitori: un brusco crollo dei mercati può cogliere impreparati e innescare reazioni istintive.
Le emozioni raramente sono alleate dei risultati in materia di risparmio, siano esse l’entusiasmo (magari per una bolla che si gonfia) oppure il panico (quando parte il sell-off). Secondo Dan Ariely, capo behavioral economist presso la app di finanza personale Qapital e professore presso Duke University, sono due le principali trappole comportamentali cui sono esposti gli investitori durante un crollo dei mercati.

  • Evita di controllare ossessivamente il portafoglio. Il mercato azionario è contraddistinto da una volatilità che spesso scoraggia gli investitori più avversi al rischio (anche se non sempre è una buona idea). Allo tempo stesso, l’ansia che si accompagna ad un portafoglio esposto agli alti e bassi del mercato può indurre il risparmiatore a tenere sotto controllo in modo ossessivo l’andamento delle azioni.
    Per quanto controintuitivo, questo eccesso di informazioni può fare più male che bene: “Cosa succede il giorno in cui le azioni vanno su?”, ha detto Ariely a Cnbc, “ti senti felice”, ma “il giorno in cui il mercato va giù, ti senti davvero abbattuto”. Evitare queste emozioni è la cosa più saggia per ottenere un profitto a lungo termine. Lo stesso Ariely ha ammesso di aver controllato il portafoglio più spesso durante la crisi finanziaria: “Non avrei venduto, né comprato; volevo solo guardare ossessivamente”. Secondo l’esperto le decisioni sugli investimenti non devono essere mai ispirate dalla visione del portafoglio: “Decidi quale cambiamento vuoi apportare e solo allora apri il conto”.
  • Pensare ai risultati di ieri quando si investe per il domani. Le scelte d’investimento sono spesso influenzate dalle esperienze del passato: ad esempio, una grave crisi finanziaria può ridurre per diverso tempo la propensione all’investimento in titoli azionari. Eppure, il passato “è acqua passata sotto i ponti”, ha detto Ariely, “è andata, è finita”.
    Per questo il professore suggerisce di immaginare le decisioni d’investimento come se partissero da un foglio bianco, con tutti gli asset in liquidità da destinare in diverse direzioni. E’ necessario, insomma, definire quello che si vuole e agire, piuttosto che guardare a quello che si è ottenuto in passato.