Investimenti

Certificati, nel terzo trimestre 2025 nuovo record di collocamenti

Il mercato italiano dei certificati ha registrato un nuovo massimo storico nei volumi collocati, confermando il trend di crescita strutturale e continua del comparto registrato negli ultimi anni.
Secondo quanto emerge dai dati raccolti da Acepi, sono stati collocati sul mercato primario dagli emittenti associati (che rappresentano il 92% per quota di mercato) 8.044 milioni di euro, il secondo risultato migliore di sempre, inferiore solo ai 9.403 milioni di euro toccati nel Q2, con un incremento un incremento del 47% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno.
Il numero di prodotti offerti nel Q3, 468, aumenta del 60% rispetto al Q3 2024, dopo il picco dello scorso trimestre, pari a 624 prodotti, con un incremento del 4% rispetto alla media dello scorso anno, in un trend di continua crescita dal 2020, quando il numero medio di prodotti trimestrale era pari a 208.
“I risultati del terzo trimestre confermano la solidità del mercato italiano dei certificati e la sua capacità di mantenere un percorso di crescita costante anche in scenari complessi. L’andamento dei volumi riflette un ecosistema sempre più maturo, in cui l’interesse degli investitori si accompagna alla continua evoluzione dell’offerta e ad una maggiore consapevolezza dei meccanismi che regolano questi strumenti. ACEPI continuerà a essere promotrice di un dialogo costruttivo tra i principali stakeholder e operatori del settore, sostenendo la crescita del comparto in un’ottica di lungo periodo” ha evidenziato Giovanna Zanotti, direttore scientifico di Acepi.

La preferenza ai prodotti che offrono protezione

I prodotti a capitale protetto (CP) continuano a rappresentare la quota maggioritaria del collocato (65% del totale), pari alla percentuale registrata nel Q2, mantenendosi ai massimi del 2024, mentre i prodotti a capitale condizionatamente protetto (CCP) risalgono di 5 punti rispetto al presedente trimestre, raggiungendo il 32%, erodendo la quota delle credit linked, che scendono corrispondentemente dal 7% al 2%. Gli Express (50%) in cui ricadono dal 2023 tutti prodotti CCP con autocallability, sono stati i prodotti maggiormente emessi, superando i Cash Collect (22%) che calano di 9 punti percentuali toccando il 22% e ritornando al livello del Q1. I Bonus Cap guadagnano 10 punti (26%) rispetto al Q2, recuperando 2/3 della flessione di ben 15 punti rispetto al Q1.
Da metà 2022, data l’incertezza geopolitica, l’inflazione e tassi in crescita, l’investitore ha continuato a ricercare in prevalenza investimenti con protezione, con un livello medio del 62% di CP (vs 32% di CCP). I dati evidenziano però un trend di progressiva diminuzione della propensione al rischio da inizio 2024, con i CP che sono saliti linearmente dal minimo del primo trimestre dello scorso anno, pari al 52%, al 65% del Q3 2024 toccato nuovamente nel Q2 e Q3 di quest’anno.

 

Per quanto riguarda i payoff, la ricerca di un rendimento cedolare continua ad essere un forte driver. Tra i prodotti a capitale protetto, infatti, i digital hanno raccolto il 65% del collocato, registrando un aumento di 3 punti percentuali rispetto al Q2, rispetto al 35% degli equity protection. Tra i prodotti a capitale condizionatamente protetto, gli express (con autocallability) e i cash collect sono stati i prodotti maggiormente collocati.

I motivi della crescita

Secondo l’Acepi la crescita del mercato primario è giustificata da due fattori principali: da un lato una forte compressione dello spread e la diminuzione dei tassi di interesse hanno reso meno appetibili i bond governativi e bancari, con tassi inferiori al 3% a 5-7 anni, rispetto al rendimento ottenibile con i certificati, anche con barriere profonde. Dall’altro i mercati azionari sui massimi, che hanno inanellato nuovi e ripetuti record, hanno visto gli investitori aggiungere maggiore protezione al portafoglio migrando l’investimento diretto dell’equity per il proprio portafoglio a quello indiretto con certificati a protezione incondizionata, volendo beneficiare ugualmente di potenziali ulteriori performance dei listini azionari.

Â