Casa venduta a 1 euro come un conto corrente che viene svuotato

31 Luglio 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Le case ad 1 euro non sono una bella notizia specie per i proprietari degli immobili che diranno addio ai lori risparmi. Punta il dito contro l’iniziativa in voga da parte di alcuni comuni, il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa.

In principio fu Vittorio Sgarbi, all’epoca sindaco di un piccolo paese siciliano, Salemi che con lo scopo di rivitalizzare la parte antica della città lanciò l’iniziativa della vendite delle case a 1 euro. Da lì l’idea si espanse in tuta Italia e in molte regioni i primi cittadini hanno seguito le orme di Sgarbi.

Nel Lazio è il comune di Patrica il primo a mettere in atto la vendita delle case a 1 euro. Come spiega in un video di presentazione il sindaco Fiordalisio, a Patrica sono stati censiti 38 edifici in stato di fatiscenza e abbandono che il Comune ha deciso di recuperare e valorizzare. Obiettivo è quindi di contrastare il degrado e avviare un’opera di riqualificazione del centro storico.

Fortemente critico dell’iniziativa è uno che di immobili se ne intende: Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia il quale sottolinea come nella prassi in essere oggetto della compravendita sono immobili di privati, frutto del lavoro dei proprietari o di coloro dai quali li hanno ereditati e ogni casa venduta corrisponde ad un conto corrente che viene svuotato.

“Sono, quindi, risparmi: come i soldi di un conto corrente, come un quadro importante, come un gioiello. In questo caso, però, si tratta di beni che vanno curati, manutenuti, periodicamente ristrutturati. Ma per farlo servono soldi, che spesso mancano: un po’ per la crisi a tutti nota e un po’ (un po’ molto) perché sottratti dalle imposte patrimoniali che su questi “beni” gravano (Imu, Tasi ecc.). Iniziativa interessante, dunque, anche questa del Comune di Patrica. Ma non dimentichiamo che ogni casa “venduta” ad 1 euro corrisponde – per esempio – ad un conto corrente che venga improvvisamente svuotato. Se il progetto avrà successo, insomma, sarà una bella notizia per due soli soggetti su tre: per l’amministrazione comunale, che avrà riqualificato il territorio; per chi “acquisterà” gli immobili, che impianterà probabilmente un business; ma non per i proprietari, che diranno definitivamente addio ai loro risparmi (o a quelli dei loro genitori). Questo (fra l’altro) è ciò che non comprendono (o fingono di non comprendere) i teorici dello “spostamento” (shift, per dirla con il trio Ocse-Fmi-Ue) delle tasse sui “patrimoni” (che, tradotto, vuol dire “immobili”)”.