Carcere per i padri “insolventi”. Non tutelati invece i figli di coppie conviventi

7 Aprile 2018, di Francesco Puppato

Con l’entrata in vigore dell’art. 570 bis del codice penale che prevede pene nette per i genitori che si sottraggono “agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale o alla qualità di coniuge”, i padri separati o divorziati che non pagano l’assegno di mantenimento rischiano fino a un anno di carcere oppure una multa fino a 1.032 euro.

La nuova legge, che elimina la stratificazione di regole e sentenze contraddittorie, non parla però di conviventi. La norma, inserita nel decreto legislativo 21 del 2018 sulla riforma del riordinamento penitenziario dal governo dimissionario, specifica che il reato può essere compiuto da un coniuge e, quindi, ha chiaramente indicato che viene sanzionato solo il mancato pagamento dell’assegno per il mantenimento dei figli dei genitori coniugati.

Come riporta La Stampa, il decreto abroga anche l’art. 3 della legge 54 del 2006, ovvero quella che aveva introdotto l’affidamento condiviso dei genitori separati e divorziati, la quale però affermava, nell’articolo successivo, che le disposizioni si applicavano anche ai genitori non coniugati.

Come è stato stabilito in svariate sentenze di divorzio, la legge prevede l’obbligo del mantenimento dei figli indipendentemente dall’età; la legge inoltre si estende a chi fa mancare ai figli o al coniuge i mezzi di sussistenza, oppure ancora a chi dilapida il patrimonio familiare.

Al Messaggero si espresso sul tema anche l’avvocato Marco Meliti, secondo il quale:

“La nuova legge ha il pregio di riordinare e fare chiarezza su una serie di interventi che avevano creato dubbi interpretativi, chi non paga non andrà subito in carcere, ma diciamo che la legge serve da ammonimento. Anche perché dopo più sentenze il carcere è davvero un rischio”.

Rimane però un punto oscuro: “si fa una distinzione tra i figli maggiorenni non indipendenti economicamente, nati all’interno di un matrimonio, e quelli nati da una coppia convivente, che invece non avrebbero l’obbligo a essere mantenuti“.

Nel complesso, dunque, una legge decisamente rivedibile: da una parte è inutile mettere in carcere un padre che non riesce a pagare l’assegno di mantenimento perchè ha perso il lavoro o dargli una multa (i pochi soldi che gli restano finirebbero prima allo Stato che ai figli), dall’altra una grave lacuna di tutele nei confronti dei figli nati da coppie conviventiche prende un taglio discriminatorio.