Economia

Carburanti: prezzi alle stelle. A Milano sfiorati i 2,75 euro a litro

Il prezzo del petrolio ha subito un immediato rialzo dopo la notizia, diffusa dai media ufficiali iraniani, di un attacco all’impianto petrolifero di Asaluyeh. Il greggio WTI, che in mattinata stava perdendo oltre il 3%, ha invertito rapidamente la tendenza e ora quota 95,5 dollari al barile, con un calo contenuto dello 0,7%.

Il conseguente aumento vertiginoso dei prezzi dei carburanti continua a preoccupare i cittadini e le istituzioni. A Milano, non è più solo il gasolio a far parlare: in un distributore, il prezzo ha superato i 2,7 euro al litro (2,750), mentre la benzina viene venduta a 2,740 euro, sia servita sia self service. A segnalarlo è Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, che sottolinea come la situazione richieda controlli più rigorosi: “Anche se la Guardia di Finanza ha le mani legate contro il caro carburanti, chiediamo verifiche presso questo distributore per controllare la corretta comunicazione dei prezzi al Mimit e la corrispondenza tra cartelli e colonnine”, ha dichiarato.

Batosta carburanti: governo studia interventi

Accantonata per il momento l’ipotesi delle accise mobili, il governo continua a studiare misure per alleviare il peso dei rincari sui cittadini. Il tema dovrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei Ministri entro fine mese, tra polemiche e ritardi legati alla crisi in Medio Oriente, iniziata il 28 febbraio con il conflitto tra Usa, Israele e Iran, che ha innescato una spirale di rialzi, alimentata anche da possibili speculazioni nel settore energetico. A Palazzo Chigi si pensa a un bonus carburante per i cittadini e ad aiuti per le aziende. Il nodo principale rimane però la scarsità di risorse disponibili.

L’ipotesi più concreta riguarda un bonus destinato alle famiglie con Isee fino a 15mila euro annui. La misura, sul modello dei buoni benzina già sperimentati nel 2023, potrebbe prevedere l’erogazione diretta su carte dedicate ai nuclei più in difficoltà economica. L’obiettivo è sostenere chi è più esposto all’impatto dei rincari, evitando interventi generali che rischierebbero di favorire principalmente i redditi più alti.

Il governo sta valutando anche misure a sostegno delle aziende più colpite, dai conducenti di tir alle imprese esportatrici. Tra le ipotesi, credito d’imposta per i trasportatori, sostegni alle imprese esportatrici e interventi specifici da inserire nel decreto Bollette in conversione alla Camera.

Tra le proposte discusse spunta anche una tassa sugli extra-profitti delle compagnie petrolifere. A rilanciarla è il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini: “Se c’è qualcuno che sta speculando non sono disponibile a tollerarlo”, ha dichiarato dopo aver convocato a Milano 14 compagnie di settore, tra cui Eni, Ip, Tamoil e Q8, per verificare l’andamento dei prezzi.

No al taglio delle accise

Il governo attualmente esclude un taglio generalizzato delle accise, come avvenuto sotto l’ex premier Mario Draghi, considerandolo una misura costosa e inefficace. Secondo il ministro Adolfo Urso, ridurre le accise costerebbe circa un miliardo al mese e i benefici finirebbero per favorire soprattutto i ceti più abbienti. Tuttavia, i dati del 2022 mostrano come tale riduzione avesse effettivamente portato a un calo immediato dell’inflazione e a un risparmio stimato di circa 4 miliardi di euro per i consumatori.