Caos M5S dopo ira Grillo. Dimissioni in arrivo. Bersani: “E’ leninismo”

18 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Caos tra i parlamentari del Movimento 5 Stelle, dopo “l’ordine” arrivato da Beppe Grillo che, a seguito della nomina del presidente del Senato Pietro Grasso, ha accusato gli eletti di aver tradito lo statuto, in quanto la scheda avrebbe dovuto essere bianca.

La polemica di Grillo non finisce qui: il Pd “ha giocato l’unica carta rimasta, quella della ‘foglia di fico’” visto che “Franceschini e la Finocchiaro erano indigeribili”, scrive nel suo blog. “Sanno di essere impresentabili – aggiunge – e quindi devono presentare sempre qualcun altro. Per loro ci vuole” del “conservatorismo compassionevole”. E ancora: “La candidatura di D’Alema “al Quirinale “sarebbe irricevibile dall’opinione pubblica”. scrive Grillo. “Un fiammifero – aggiunge – in un pagliaio. Il paese non reggerebbe a sette anni di inciucio. Un passo indietro preventivo e una smentita, anche indignata per le ‘voci infondate’, sarebbero graditi”.

Da parte sua Vito Crimi, capogruppo al Senato del Movimento cerca di gettare acqua sul fuoco, sottolineando che in questo modo e’ anarchia, non democrazia e che la decisione unanime e’ stata quella di “non rieleggere Schifani”.

Pier Luigi Bersani approfitta del momento delicato per attaccare: “Il M5s fa riunioni chiuse e poi vuole lo streaming quando va dal capo dello Stato, secondo un antico e conosciuto leninismo. Sono un cuneo… ‘mi organizzo piu’ o meno segretamente e poi approfitto di tutti gli spazi che la borghesia cogliona e capitalista mi offre: non sono grandissime novità”.

Intanto al diktat del capo Grillo che chiede le dimissioni a chi ha votato Grasso risponde il parlamentare Giuseppe Vacciano, che ammette. “Lunedì e martedì sarò a Roma per discutere l’opportunità delle mie dimissioni” posta su Facebook. “Se si cercano i colpevoli di alto tradimento ai principi del M5S, ecco, uno l’avete trovato” dice il parlamentare eletto nel Lazio.

“Non ho la pretesa di essere ‘compreso’ o ‘avallato’. E’ vostro diritto considerare la mia scelta un errore e una violazione del codice di comportamento (certamente non mi trincererò dietro l’articolo 67 della costituzione) come era mio quella di farla, vi chiedo la cortesia di mantenere un atteggiamento civile nei commenti, se intenderete farne. Penso che poche giornate siano state per me difficili come quella di sabato. Nella mia vita non ho mai nascosto la mano dopo aver tirato il sasso e non inizierò a farlo ora per convenienza personale o di immagine. Né vorrei che scelte personali dettate esclusivamente dalla mia coscienza e dagli eventi vissuti sabato pomeriggio portassero danno o sospetti su quella parte maggioritaria di cittadini senatori che ha votato nel ballottaggio di ieri scheda bianca o nulla.

Duro – racconta il senatore – è stato portare nel cuore i volti, le lacrime degli amici Siciliani e Calabresi (non solo loro) e leggere il messaggio di una persona che la mafia ha colpito più duramente di tanti altri” (il riferimento è a un messaggio di Salvatore Borsellino, ndr). Così, di fronte al rischio di vedere nuovamente una persona come quella proposta dal Pdl quale seconda carica dello Stato, pure con mille dubbi e consapevole che tra Pd e Pdl non esiste il ‘meno peggio, ho votato Grasso. A volte seguire la propria coscienza porta a delle scelte ed io, liberamente, ho deciso di farne una – conclude Vacciano – Mi rendo conto che questa mia posizione, pur non rappresentando in alcun modo un’apertura di credito a chicchessia e tanto meno una sorta di ‘do ut des’ del M5S in vista delle elezioni di figure forse anche più rilevanti ai fini del Movimento (quali i Questori o i presidenti di Commissione), può creare danni al Movimento e dato che persone migliori e più preparate di me possono prendere il mio posto senza alcun problema, lunedì e martedì sarò a Roma per discutere l’opportunità delle mie dimissioni”.

Dal canto suo il Pdl chiede il Quirinale, dicendosi pronto a confrontarsi con un Pier Luigi Bersani incaricato di formare il governo a patto che il leader Pd accetti di eleggere alla presidenza della Repubblica un “moderato”.

Lo ha detto il segretario Pdl Angelino Alfano a ‘In 1/2ora’: “Parleremo con Bersani e saremo disponibili a sostenere un suo governo se ci sono le condizioni: rappresentanza dei moderati alla presidenza della Repubblica e misure economiche er far ripartire l’economia”. Alfano ha spiegato: “Il centrodestra crede di meritare la presidenza della Repubblica, non mi pare che D’Alema sia un esponente del centrodestra. E’ evidente che proporremmo una figura di gran prestigio, assolutamente votabile anche dalla sinistra.Questo agevolerebbe senz’altro anche la nascita di un governo Bersani”.