Calenda “protezionista”: globalizzazione ha effetti negativi

5 Maggio 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – E’ giusto temere gli effetti della globalizzazione. A dirlo il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda nel corso del Festival della tv e dei nuovi media di Dogliani, in un confronto aperto con il presidente di Gedi Carlo De Benedetti.

Come riporta un articolo di Repubblica, l’ingegnere punta il dito contro l’avanzata veloce delle tecnologie che si accompagna di pari passo con un ritorno dei populismi e in cui le classi dirigenti della politica mostrano la loro debolezza e l’incapacità di governare i processi.

“A differenza di un secolo fa, la tecnologia non è più appannaggio delle élite. Quella tecnologia si è anzi diffusa parallelamente all’acuirsi delle diseguaglianze che ha determinato”.

Il titolare dello Sviluppo Economico risponde a tono al presidente di Gedi sostenendo la sua ricetta per sconfiggere le paure e i populismi: il libero scambio ed un equilibrio delle regole.

“Uno degli errori commessi in questi anni dalla politica è stato quello di offrire una lettura semplicistica dei fenomeni. Non serve criminalizzare chi ha paura del cambiamento. Perché è giusto temere gli effetti della globalizzazione. Che produrrà vincitori e vinti. Non basta dire che chi vince la globalizzazione starà meglio. La politica deve occuparsi anche di chi perde. Ai lavoratori dei call center non basta dire arrangiatevi, non siete competitivi”.

Il ministro poi conclude il suo intervento facendo un esempio di contraddizione tutta all’italiana su cui vivono proprio i populismi ossia il sistema industriale.

“Il sistema industriale italiano è fatto di un 20 per cento di aziende che sono in grado di stare sul mercato, un altro 20 per cento destinato a scomparire e un 60 per cento che sta nella grande area grigia in mezzo. Così si spiega come mai nel 2016 l’Italia ha fatto il record di esportazioni della sua storia ma ha ridotto di un quarto la sua base produttiva. Questa è la contraddizione su cui vivono i populismi di casa nostra”.