“Brexit senza accordo? Probabile”: catastrofe finanziaria per tutta l’UE

25 Ottobre 2017, di Mariangela Tessa

Il rischio che si arrivi a dicembre senza un accordo tra Ue e Regno Unito sulla Brexit è concreto. E le conseguenze per la Gran Bretagna, ma anche per tutta l’Europa, sarebbero disastrose. È quanto ha messo in evidenza in un’intervista al Corriere della Sera, Gina Miller, gestore di fondi, nonché la leader civile della metà dei britannici che non vogliono la Brexit.

Secondo Miller, in Gran Bretagna,

C’è una minoranza di estremisti che punta al no deal e tiene il governo in ostaggio. Usano l’idea della “volontà del popolo”, il referendum, per intimidire. Qui gioca una combinazione di estremismo, fra i conservatori e i laburisti, e il fattore paura. I parlamentari sono terrorizzati di non essere rieletti e non osano parlare”.

Ci sarebbe dunque un piano ben preciso da parte

“Di quelli – si legge nell’intervista – che vogliono solo andarsene dalla Ue, senza accordo. Senza che si sappia come potranno decollare gli aerei il giorno dopo, o attraccare le merci a Dover, o come si potranno importare i farmaci. Noi inglesi compriamo dall’Unione europea metà di quello che consumiamo. Tutti pensano che una rottura con il no-deal sia uno scenario pazzesco, che non può succedere. Ma gli ultranazionalisti diranno che un no-deal è meglio che un cattivo deal e daranno la colpa all’Europa”.

Senza un accordo, Londra rischia di perdere il suo ruolo di centro finanziario mondiale:

“Nella City rischiamo di perdere quattromila posti in 18 mesi” dice Miller, spiegando che queste persone non andranno a Parigi, Francoforte, a Milano. ” Molte banche americane, canadesi, asiatiche iniziano a pensare che se l’Europa è in un tale caos e la Brexit colpirà economicamente anche la Francia e la Germania, allora è meglio tornare a casa”.

In una situazione del genere, a guadagnarci sarebbe New York. E non solo. “Molti altri investitori e banchieri se ne vanno a Singapore o alle Mauritius”.

Guardando avanti ai prossimi mesi, Miller è convinta che se si andrà verso un “un no-deal, una parte dell’opinione pubblica comincerà a rinsavire. Allora magari un piccolo numero di parlamentari scozzesi o gallesi si ribella, May perderà la maggioranza” con la possibilità concreta che si rivoti a primavera 2018.

In caso di elezioni, potrebbero vincere i labouristi

“con un programma di nazionalizzazioni dell’economia stile anni ‘50. Invece i Tory vorrebbero tornare all’impero. È tutto un andare indietro. Deve ancora peggiorare, prima che migliori”.