Brexit: niente recessione, ma imprese si attendono frenata

12 Settembre 2016, di Alberto Battaglia

Non sarà una recessione come molti analisti avevano paventato, ma la Brexit, stando agli ultimi segnali provenienti dalla Camera di commercio britannica (Bcc), non potrà che impattare negativamente la crescita del Regno Unito nei prossimi anni. La Bcc ha appena rivisto al ribasso, infatti, le previsioni per il Pil britannico nei prossimi tre anni: le stime per l’anno in corso passano dal 2,2% all’1,8%, dal 2,3% all’1% nel 2017 e dal 2,4% all’1,8% nel 2018. Sono numeri che, per quanto le previsioni possano, com’è ovvio, rivelarsi sbagliate, danno la chiara percezione della sfiducia da parte delle imprese britanniche sugli affari.
Sì, la svalutazione della sterlina potrà aiutare le esportazioni delle merci, ma la gran porzione del Pil britannico è costituita dai servizi: la Brexit potrebbe minare ad esempio l’accesso dei servizi finanziari nell’Unione Europea (anche se non è ancora chiaro se sarà effettivamente così, visto che è il tema più caldo dei negoziati fra Ue e Regno Unito, assieme all’immigrazione).

“L’aumento dell’incertezza è probabile che metta un freno agli investimenti, mentre ci si aspetta che la crescente inflazione e il mercato del lavoro moderatamente più debole possa inibire la spesa per consumi”, scrive Suren Thiro, capo economista della Bcc, “il lato positivo è che la posizione commerciale netta del Regno Unito sarà migliorata dalla caduta della sterlina post-referendum”. I dati in merito sembrano già confermarlo.

“Nonostante il probabile miglioramento nella posizione commerciale, gli squilibri che il Regno Unito sta affrontando persisteranno nel periodo oggetto di previsione, con una crescita che rimarrà eccessivamente poggiata sui servizi e sulla spesa relativa ai consumi”.