Brexit? Meglio per Italia ed Europa

27 Giugno 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – In mezzo al cataclisma finanziario e alle brucianti perdite incassate dagli investitori, anche dalle mani forti che avevano puntato tutto sulla vittoria del fronte del Remain nel referendum sulla Brexit, si alza il coro delle voci contrarian.

L’ex ambasciatore italiano in Inghilterra Sergio Romano sostiene che Londra è sempre stata un ostacolo e che l’Europa ne esce rafforzata. Secondo il navigato commentatore Massimo Fini, l’Italia ne uscirà avvantaggiata. Il giornalista sulle pagine di Libero Quotidiano addirittura esulta alla notizia della vittoria dei No all’Europa da parte del Regno Unito.

Secondo l’opinionista, in dissenso verso l’Occidente secondo lui decadente, sarà un vantaggio per l’ Europa. “Ammettiamolo – dice nell’intervista – l’ Inghilterra non è mai stata europea, semmai è sempre stata legata a doppio filo, agli Stati Uniti che sono un alleato torbido che ci ha trascinato nelle situazioni peggiori. Gli inglesi, nel disegno dell’ Europa unita, erano un corpo estraneo. Ce ne siamo sbarazzati”.

Per Fini se in Italia come chiedono i partiti euroscettici di Lega Nord e MoVimento 5 Stelle si dovesse indire un referendum sull’Italexit, i no all’Europa potrebbero spuntarla. In questo scenario piano piano uscirebbero “tutti gli Stati dall’Unione dopo aver brigato per entraci. Ma per me ne avremmo solo svantaggi. L’ unica vincitrice, su tutti i fronti, sarebbe la Germania. E sarebbe seccante”.

In seguito al vertice di Berlino in cui i cinque paesi fondatori dell’Ue hanno parlato della strategia da attuare ora che il Regno Unito abbandonerà il blocco a 28, l’ex ambasciatore Romano dice che per gli eurocrati e i capi di Stato di un continente sempre meno amato “non c’è momento migliore” per prendere iniziative che finalmente “abbiano un contenuto”.

Senza contare poi che l’Italia, con l’uscita del Regno Unito, si è di colpo ritrovata a far parte dei grandi. Una sorta di promozione insperata e dal punto di vista economico immeritata. L’asse francotedesco, che tenterà di celare il più possibile le divisioni interne, ora spera di diventare più efficace grazie all’Italia.

 

Con il Regno Unito, che si è sempre opposto a maggiore integrazione, fuori dai giochi “molte cose fino adesso considerate impossibili, diventeranno possibili”, secondo quanto dichiarato a Linkiesta da Romano. Per esempio in tema di immigrazione, la cui crisi ha contribuito al risultato choc dello scorso 23 giugno, e nel coordinamento fiscale.

“La Gran Bretagna ha sempre fatto di tutto per evitare più integrazione. L’Europa deve ripartire da fisco e immigrazione. Lo scenario più probabile? Un’Unione a due velocità“.

Quando si stava costruendo il mercato unico, ricorda Romano, “Mario Monti, allora commissario, mi diceva spesso che gli inglesi erano i suoi migliori alleati. Ma quando cominciò a parlare di coordinamento fiscale, gli alleati diventarono avversari. Ora è fondamentale che vi sia una politica fiscale comune e un ministro che sovrintenda l’economia europea. In questo senso, l’assenza degli inglesi facilita i processi”.