Ecco i settori che finora hanno pagato di più la Brexit (e che potrebbero continuare a farlo)

30 Ottobre 2019, di Alberto Battaglia

I settori più esposti agli effetti di una Brexit dura, si è detto per anni, sono quelli quelli legati ai servizi finanziari. Un’affermazione che sembra confermata dalla frequenza con la quale il termine “Brexit” ricorre nelle earnings call delle banche britanniche, ma che non dovrebbe far perdere di vista come altri comparti risultino ancor più dipendenti dalla domanda proveniente dall’Unione Europea.

L’analisi dei dati

 

A far luce sui settori dell’economia più vulnerabili al rischio Brexit è FactSet, che ha analizzato le trascrizioni delle call di metà 2019 pubblicate da 67 società inserite nell’indice Ftse 100.

Per primacosa, viene osservata la ricorrenza delle citazioni del termine Brexit. Il processo di uscita dall’Ue compare in tutto in 27 trascrizioni, 23 delle quali concentrate nei settori finanziario (11), servizi al consumo (6) e industriale (6). (Si osservi il grafico in basso).

Considerando in generale le fonti per il fatturato delle aziende del Ftse 100, FactSet mette in evidenza che il 38% di esso proviene proprio dalle vendite effettuate nell’Ue, al primo posto davanti alle Americhe (31%).

Più nel dettaglio a dipendere in maggior misura dalle vendite nell’Unione europea sono i seguenti settori: telecomunicazioni, utility, e solo al terzo posto il settore finanziario seguito a stretto giro dai servizi al consumo.

Se si osservano infine le performance dei vari settori dal 23 giugno 2016, data del referendum sulla Brexit, al 9 ottobre, emergono con chiarezza le correlazioni fra l’esposizione alle vendite Ue e l’andamento dei titoli azionari (grafico in basso).
Il più penalizzato è proprio il comparto telecomunicazioni (-39,1%), seguito dalle utility (-22,2%). Il settore finanziario, comunque ha sottoperformato l’indice di riferimento (+13,1%) portando a casa una performance del 5,6%.

“Sulla base di queste metriche, sembra che i settori dei servizi al consumo, finanziari, delle telecomunicazioni e dei servizi pubblici abbiano maggiori probabilità di vedere un impatto dalla Brexit rispetto agli altri settori dell’indice Ftse 100”, conclude FactSet.