Brasile, economia è una “macchina di distruzione del lavoro”

25 Agosto 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Tutto è iniziato per colpa della svalutazione dello yuan. Ma non è solo la Cina a destare preoccupazioni. Tutte le economie emergenti, salvo l’India, sono in una fase di correzione economica, prima ancora che dei mercati dei capitali.

Il Brasile è fra questi e gli sviluppi dell’ultima settimana non hanno fatto che aggravarne i problemi. L’economia è ormai una “macchina di distruzione del lavoro”, secondo gli osservatori.

L’economia più grande del Sudamerica è in un vortice da cui sarà difficile uscire. A pesare è una miscela esplosiva di fattori, costituita da domanda cinese in frenata, calo delle probabilità di un rialzo dei tassi della Fed e fine del superciclo delle materie prime, con il petrolio che vale ormai solo 38 dollari al barile in Usa. Basti pensare che i prezzi delle commodities hanno toccato i livelli più bassi del 21esimo secolo.

Nel secondo trimestre l’economia brasiliana ha visto la peggiore stagflazione da oltre dieci anni. Il tutto mentre i livelli di disoccupazione continuano a salire: dopo il settimo rialzo mensile consecutivo, il tasso dei senza lavoro ha raggiunto in massimi in cinque anni a luglio.

La frenata dell’economia preoccupa anche le aziende occidentali come Fiat Chrysler. Le immatricolazioni delle auto vendute dal gruppo italio statunitense nel paese sudamericano sono in calo del 19% nel semestre.

Mentre l’Occidente – Stati Uniti prima ed Europa poi – veniva travolto dalla crisi subprime e dalla successiva crisi del debito sovrano, le nazioni in via di Sviluppo hanno alimentato pressoché sulle sole loro forze la crescita dell’economica mondiale.

Lo ha sottolineato anche l’AD di Allianz Mohamed El-Erian ai microfoni della Bbc. Secondo l’ex CEO di PIMCO, il maggiore fondo obbligazionario al mondo, i mercati sono entrati in una fase ribassista. È in atto un “riprezzamento molto spiacevole” dei valori di Borsa che avevano corso molto. Il consiglio per gli investitori è quello di restare laterali. I mercati subiranno ancora perdite pesanti, ma finita la fase di rassestamento tutto tornerà alla normalità.

Secondo El-Erian e altri analisti di spicco non siamo sull’orlo di un’altra crisi finanziaria come quella incominciata con il crac di Lehman Brothers. Allo stesso tempo gli investitori hanno perso fiducia nelle capacità delle banche centrali, e non solo della PBOC cinese, di intervenire a sostegno dell’economia.

(DaC)