BORSA: OBIETTIVI RAGGIUNTI, L’ANALISI TECNICA GETTA LA SPUGNA

28 Settembre 2009, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Nuovi massimi, seguiti da prese di beneficio. Il Nasdaq Composite ha praticamente raggiunto la resistenza chiave a 2200 (nuovo massimo 2009 il 23.09 a 2167,70; +71,2% dai minimi di marzo), obiettivo finale del bear market rally. È in atto un ripiegamento verso il supporto a 2035, la cui rottura segnalerebbe perdita di spinta. Nuovo picco anche per il Dow Jones Industrial, che supera di poco i massimi dell’ottobre 2008 in area 9650/800 e sfiora quota 10000 (nuovo massimo 2009 il 23.09 a 9917,99; +53,2% dai minimi di marzo), per poi indietreggiare. L’indice è arrivato molto vicino all’obiettivo finale a 10350 (anche se non si possono escludere estensioni verso la resistenza chiave ad 11000). Perdita di spinta al di sotto di 9500. Nuovi massimi anche per lo S&P500, che raggiunge sostanzialmente l’obiettivo indicato, la resistenza critica a 1100 (nuovo massimo 2009 il 23.09 a 1080,15; +62% dai minimi di marzo). È in atto un ripiegamento verso 1015, la cui rottura darebbe un segnale di perdita di spinta; debolezza sotto 995, con obiettivo il forte supporto a 975.

Su tutt’e tre gli indici, vista la prossimità degli obiettivi, il focus deve spostarsi sulla protezione degli utili accumulati nel passato semestre più che sul conseguimento di nuovi profitti. Si nota infatti un certo “affaticamento” dei listini che, pur continuando a salire, stanno perdendo grinta. Il bear market rally dura da oltre 6 mesi, senza correzioni degne di nota, ed anche la rotazione settoriale, con spostamenti sempre più veloci tra i vari comparti, non può fare miracoli. Il continuo flusso di notizie positive sul fronte dell’economia reale è insufficiente ad attirare nuovo denaro per spingere con decisione i listini. Anzi, paradossalmente, questo rinnovato ottimismo – un po’ forzato, forse – si accompagna proprio alla perdita di spinta dei mercati, cosa che non ci stupisce per nulla, anzi.

Il fortissimo recupero delle Borse dell’ultimo semestre è la risultante del venir meno dei rischi di implosione finanziaria a livello mondiale innescati dal fallimento di Lehman nel settembre dello scorso anno. Fu questa paura, più che le previsioni di recessione, a fare sprofondare l’azionario, nelle due ondate dell’ottobre-novembre 2008 e del gennaio-febbraio 2009. L’abbondante liquidità riversata sui mercati, gli ingenti stimoli fiscali e straordinari salvataggi pubblici hanno scongiurato il peggio, consentendo ai mercati azionari di risalire verso i livelli pre-Lehman. Al raggiungimento di questi obiettivi (qualche punto percentuale prima o dopo, difficile essere più precisi), non ci sono ragioni valide perché la salita delle Borse debba continuare. Una ripresa a “V” dell’economia reale sembra davvero un po’ ottimistica, ed in ogni caso le dinamiche dell’azionario richiedono per lo meno una lunga fase di riaccumulazione – meglio ancora uno storno significativo (tra il 10 ed il 20 per cento, per intenderci) – prima che possa iniziare un mercato Toro vero e proprio.

Per le prossime sedute scatterebbe un campanello d’allarme qualora l’indicatore di volatilità implicita “Vix” (al momento a ridosso di 25-26) dovesse superare la resistenza in area 29,00/60; una conferma di rinnovate tensioni si avrebbe poi al di sopra della resistenza critica in area 33-34,60. Al momento non ci sono segnali in tal senso. È tuttavia opportuno tenere d’occhio costantemente questi livelli, perché se dovessero venire superati al rialzo scatterebbero molte vendite sui mercati azionari.

Siamo giunti al punto in cui l’analisi tecnica deve cedere il passo al money management: nessuna sa con certezza cosa potrà capitare nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Motivazioni di sana prudenza nella gestione del rischio, tuttavia, impongono di proteggere i forti utili accumulati per chi ha “cavalcato” il più bel rally da molti anni a questa parte. Poi si vedrà.

Analisi del: 28 settembre 2009.

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