Borsa Milano sui massimi. Rehn: “Italia sia stabile”

28 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – La Siria spaventa l’azionario globale ma Borsa Milano, dopo un calo superiore a -4% in soli due giorni, ha sfidato anche la crisi di governo e, dopo le oscillazioni di metà giornata, ha ragguantato il territorio positivo, con il Ftse Mib che ha testato i massimi verso la fine della seduta. Chiusura in crescita +0,98% a 16.743 punti.

Rendimenti sui BTP decennali -0,94% al 4,39%, spread Italia-Germania -2,35% a 256,54 punti base. Il ribasso del differenziale ha alimentato gli acquisti sui bancari; Mps +0,87%, Bper +4,82%, BPM +1,08%, Banco Popolare in forte rally dopo i conti con oltre +7%, Intesa SanPaolo +1,52%, Ubi Banca +,5%, Unicredit +1,84%; tra altri titoli Eni +3,20%, Azimut -2%, Finmeccanica +2,78%, Mediaset -1,55%, Telecom Italia +1,33%.

I tassi sui BTP decennali hanno testato il massimo in sei settimane – fino al 4,48% – prima dell’asta dei Bot a sei mesi, che ha messo in evidenza un rialzo dei rendimenti, al di sotto però dell’1%. Domani la vera prova del nove, con il collocamento di Btp con scadenza a cinque e dieci anni.

In generale, i rialzi sul mercato dei Btp e azionario sono stati sostenuti – oltre che da motivi prettamente tecnici – anche da alcuni commenti “che hanno fatto pensare a una qualche forma di accordo tra Pd e Pdl” sulla questione dell’Imu, come ha spiegato in una intervista rilasciata a Bloomberg Luca Jellinek, responsabile della strategia sui tassi europei presso Credit Agricole & Investment Bank, a Londra – Sebbene tale accordo possa ridurre al momento le tensioni politiche, sicuramente non le rimuoverà”.

Focus sulla dichiarazione del commissario Ue agli Affari economici e monetari, Olli Rehn: “Sappiamo tutti che ci sono sfide politiche in Italia ma sono fiducioso sul fatto che i leader politici tenteranno di assicurare la stabilità politica, che è importante per la stabilità economica e per la ripresa”.

Alti gli scambi sui titoli: il volume di titoli passati di mano sull’indice Stoxx 600 è superiore del 18% rispetto alla media degli ultimi 30 giorni, stando ai dati compilati da Bloomberg.

Tuttavia, è bene ricordare quelli che sono, semplicemente, i fatti. L’esecutivo Letta è chiaramente agonizzante e ha i giorni contati. Il quadro macroeconomico italiano è a dir poco preoccupante, con le vendite al dettaglio che sono scese a giugno -3% su base annua, mostrando per l’ennesima volta come il ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni & company siano a dir poco eccessivamente ottimisti sulla ripresa italiana.

Come spiega Unimpresa, gli italiani non spendono più e lasciano in banca quasi 45 miliardi di euro in più in un solo anno. Secondo lo studio, basato su dati della Banca d’Italia, i depositi bancari sono così cresciuti, tra giugno 2012 e giugno 2013, del 7,16%, passando da 1.389,5 miliardi a 1.489 miliardi (+99,4 miliardi).

Intanto, dalla Bce è arrivato l’allarme credit crunch: le banche continuano a non erogare finanziamenti all’economia reale e la contrazione dei prestiti peggiora.

Tornando al caso Siria, in una intervista rilasciata alla Bbc, il segretario alla Difesa Usa Chuck Hagel ha detto che gli Stati Uniti “sono pronti” alla guerra. NBC News ha reso noto che gli Stati Uniti potrebbero lanciare un attacco missilistico contro la Siria a partire da “giovedì”, dunque da domani. Tutto lascia supporre che un conflitto ci sarà. L’incertezza è sul tipo di intervento militare che sarà messo in atto e, come sempre, i mercati scontano proprio i fattori di incertezza.

“L’azionario globale sembra destinato ad attraversare un periodo molto difficile nei prossimi mesi e la crisi siriana appare come l’elemento catalizzatore che i mercati stavano cercando da tempo. Diversi altri fattori hanno rovinato la festa dei mercati, come la possibilità di un tapering della Fed, le elezioni tedesche e australiane e la contrazione di liquidità nei mercati emergenti”, ha commentato Evan Lucas, strategist sui mercati presso IG, in una nota diffusa dal sito Cnbc.

“La Siria sta distogliendo l’attenzione dalle buone notizie che arrivano dal fronte macroeconomico americano – commenta in una intervista a Bloomberg Sean Fenton, gestore dei bondi presso Tribeca Investment Partners, a Sidney – Ma quanto preoccupa di più è quello che sta accadendo in ASia in termini di fuga di capitali”.

Société Generale avverte: il contratto Brent sui prezzi del petrolio potrebbe schizzare fino a $150. Il timore non è circoscritto alla Siria, ma riguarda le ripercussioni che un attacco potrebbe generare su tutta l’area del Medio Oriente. La banca francese teme “una significativa interruzione di offerta in Iraq o altrove”, che potrebbe mettere a repentaglio la fornitura di una quantità compresa tra 500.000 e 2 milioni di barili al giorno. I prezzi del Brent oscillano attorno a $115 al barile, ma sono arrivati fino a $117, valori che non si vedevano dallo scorso febbraio.

L’azionario di Dubai, che ha riportato la maggiore crescita tra i 40 principali indici azionari nel corso del 2013, ha perso -1,3%, dopo essere scivolato -7% alla vigilia, soffrendo la perdita più forte dal novembre del 2009.

Il benchmark israeliano TA-25 -0,6%, cala per la settima seduta consecutiva e si attesta al minimo dal settembre del 2012.

Tornando ai mercati asiatici, prima di recuperare dai minimi, il Nikkei è sceso fino a -2,3% al minimo in due mesi, sotto la soglia di 13.240 punti, causa anche il rafforzamento dello yen oltre 98 nei confronti del dollaro. L’indice di riferimento dei mercati asiatici è arretrato fino a -1,9% alle 13.48 ora di Tokyo. Nel finale, le vendite si sono smorzate, con Nikkei -1,51%, Hong Kong -1,5%, indice azionario australiano S&P/ASX 200 -1%, Shanghai -0,11%, indice coreano -0,07%.

Di nuovo forti smobilizzi sui mercati emergenti, con la Borsa delle Filippine precipitata -5,3%, al minimo in nove mesi. L’indice SET della Thailandia è sceso per la decima sessione consecutiva, ed è in fase di mercato orso, avendo perso più del 20% dai massimi di quest’anno. Continua il crollo della rupia indiana[ARTICLEIMAGE]

Stando ai dati resi noti da EPFR Global, i fondi globali hanno ritirato $44 miliardi di dollari dai mercati azionari e obbligazioni emergenti dalla fine di maggio fino alla scorsa settimana.

ALTRI MERCATI – In ambito valutario, euro -0,46% a $1,3331, dollaro/yen +0,71% a JPY 97,71; euro/franco svizzero -0,02% a CHF 1,2284. Euro/yen +0,27% a JPY 130,26.

Sui mercati delle commodities, i futures sul petrolio +1,32% a $110,45 al barile, oro vira in rosso con -0,19% a $1.417,90 l’oncia.