Borghesia in rivolta: ondata dagli emergenti

25 Luglio 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Le rivolte di massa di questa estate in Egitto, Turchia e Brasile sono promemoria del fatto che è la borghesia a guidare il corso storia. Resta da chiarire verso quale direzione.

La prosperità a livello globale sta crescendo e il mondo di oggi è testimone della terza ascesa della classe borghese, scrive Alan Murray sul Wall Street Journal.

La prima è stata nel 19 ° secolo con la rivoluzione industriale, la seconda ondata è venuta negli anni successivi alla seconda guerra mondiale. Ed entrambe hanno coinvolgo sia l’Europa che Stati Uniti.

Il terzo movimento di crescita della borghesia probabilmente sarà il più grande e il più vasto. È nato in Cina negli ultimi dieci anni, ma si sta rapidamente diffondendo attraverso l’Asia, l’America Latina e anche l’Africa. Alcuni esperti prevedono che nel giro di due decenni, la maggioranza della popolazione mondiale avrà i mezzi e i desideri tipici della classe media ovvero istruzione, cellulari, automobili e, principalmente, la capacità di concentrarsi su qualcosa di diverso dai generi alimentari di prima necessità e da un rifugio. Si tratta di milioni di persone le cui speranze e frustrazioni daranno forma al futuro.

Le aspettative in questo gruppo sono forti. Quando la scorsa primavera il Pew Research Center ha esaminato quasi 40.000 persone in 39 paesi, ha chiesto loro la quintessenza dell’aspirazione borghese: se a loro giudizio la vita dei bambini sarebbe stata migliore di quella dei rispettivi genitori. A questa domanda buona parte degli intervistati provenienti dalle economie cosiddette avanzate ha risposto di no.

Solo il 33% degli americani pensa figli staranno meglio rispetto ai loro genitori; il 17% degli inglesi; il 15% dei giapponesi e il 9% dei francesi. Opposta la situazione delle economie emergenti. In Cina l’82% delle persone si aspetta che la vita per i propri figli sia migliore, in Brasile il 79% e larghe maggioranze la pensano allo stesso modo in Cile, Malesia, Venezuela, Indonesia, Filippine, Nigeria, Ghana e Kenya.

Non vi è dubbio che questa nuova classe media cambierà il mondo. Meno chiaro è come lo faranno. La fin troppo facile assunzione che questi nuovi entranti nel club borghese abbracceranno gli stessi valori i loro predecessori, è smentita dall’evidenza dei fatti.

Molti speravano che la “primavera araba” avrebbe significato una svolta verso l’adozione da parte di questi Paesi delle idee occidentali sulla democrazia e i diritti umani. Ma i successivi eventi in Egitto hanno rivelato come simili speranze siano fallite. I sondaggi Pew in Egitto dimostrano che vi è richiesta di diritti e istituzioni democratiche, ma su altre idee fondamentali per il mondo occidentale vi è meno sostegno (i diritti delle donne o la separazione tra il governo e gli esponenti religioni). A conti fatti le rivolte arabe hanno portato a maggiori restrizioni religiose, non le hanno diminuite.

Un’altra punto interessante è verificare chi sia ritenuto dai Paesi emergenti guida e modello di riferimento. Molte persone ritengono che siano gli Usa la prima potenza economica mondiale. Tuttavia, come gruppo, i Paesi emergenti dimostrano di avere una opinione decisamente migliore per la Cina. In Malesia, ad esempio, l’81% degli intervistati ha dato un parere favorevole sulla Cina, rispetto al 55% dato agli Usa; in Indonesia le percentuali sono rispettivamente pari al 70% e al 61%. Non solo. Nei Paesi emergenti, il 65% ha detto che le libertà personali sono rispettate negli Stati Uniti, mentre il 41% ha detto lo stesso sulla Cina.

Al contrario, nei Paesi sviluppati il divario è decisamente più ampio: sono il 79% gli intervistati che ritengono che gli Usa rispettino le principali liberta personali contro il 14% che ritiene che tali diritti sano rispettati in Cina. Nei Paesi emergenti poi il 37% degli intervistati ha poi dichiarato che era un bene che le idee Usa si stessero diffondendo nel propri Paese ma il 32% lo ha detto anche a proposito delle idee cinesi. Allo stesso modo il 51% nei Paesi emergenti ha dichiarato di apprezzare il modo di fare affari negli Stati Uniti, mentre il 42% ha detto lo stesso sulla Cina.

Quel che emerge da questi dati è chiaro: la nuova classe borghese trasformerà il mondo e l’economia in modi attualmente difficili da prevedere. E non saranno necessariamente improntati ai valori occidentali.