Bank of America: petrolio salirà a 100 dollari al barile

11 Maggio 2018, di Alessandra Caparello

NEW YORK (WSI) – La decisione di Trump di ritirarsi dall’accordo sul nucleare iraniano potrebbe essere un disastro per le società perforatrici di gas naturale nel bacino Permiano americano. I prezzi elevati del petrolio potrebbero aumentare la produzione, aggravando la situazione attuale di eccesso di offerta.

A lanciare l’avvertimento sul prezzo del greggio Bank of America secondo cui i prezzi del petrolio potrebbero arrivare fino a 100 dollari al barile l’anno prossimo. BofA è la prima banca di Wall Street a suggerire che il greggio scambiato sul WTI potrebbe superare il segno a tre cifre, restando nel 2019 sei dollari al barile al di sotto del contratto inglese con scadenza analoga.

Il Brent ha chiuso la seduta di giovedì ancora in rialzo, dello 0,3% a 77,47 dollari. I prezzi del petrolio in crescita per tre anni sono destinati ad aumentare la produzione in aree strategiche come il bacino Permiano del West Texas. Il serbatoio più prolifico degli Stati Uniti finirebbe per aggiungersi alla fornitura di gas che viene prodotto insieme al greggio, creando così un “ingorgo” ancora più grande.

Un fenomeno che potrebbe dare un brutto colpo al mercato del gas, che è già uno di quelli messi peggio in America. Secondo Tudor Pickering Holt, i prezzi del gas nel Texas occidentale potrebbero scendere a zero nel giro di qualche giorno, costringendo gli esploratori a chiudere la produzione o a bruciare le forniture in eccesso in un processo noto come “flaring“.

“Nei prossimi 12-24 mesi, è probabile che si crei un ampio divario nelle forniture globali di petrolio, spingendo i prezzi globali in forte aumento. Per i produttori di gas naturale si tratta di uno sviluppo doloroso“.

Così Bloomberg riporta le parole pronunciate da Andy Weissman, amministratore delegato della società di analisi energetica con sede a Washington EBW AnalyticsGroup, in una nota ai clienti.