Boeri: “Reddito minimo c’è già, si chiama Rei ed è sottofinanziato”

28 Marzo 2018, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Mentre sono usciti vittoriosi dall’ultima tornata elettorale i Cinque Stelle che hanno fatto del reddito di cittadinanza il loro cavallo di battaglia, arriva l’allarme sul Rei da parte del presidente dell’Inps.

Il Rei è il reddito di inclusione, una misura di contrasto alla povertà erogata alle famiglie in difficoltà economica a cui viene erogato un importo di 180 euro al singolo fino a 540 euro per chi ha più di 5 figli affiancando un progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa. Circa 500mila famiglie con un Isee sotto i 6mila euro con minori a carico, disabili, donne in gravidanza e over 55 disoccupati ma da luglio la platea si allargherà a 700mila nuclei familiari. A tre mesi dalla sua introduzione il Reddito di inclusione (REI) è già stato usufruito da 251.000 famiglie e circa 870.000 persone ne hanno beneficiato. Il REI, il SIA (Sostegno di Inclusione Attiva) e le misure regionali integrative hanno già raggiunto il 50% della platea potenziale di beneficiari.

Così il presidente dell’Inps Tito Boeri presentando i dati statistici dell’Istituto nazionale di previdenza sociale proprio sul Rei e lancia al contempo un allarme:

“Faccio un appello a chi ha agitato in queste ultime settimane la bandiera del reddito minimo: bisogna porsi come obiettivo prioritario di trovare più risorse per il Rei e spero non si voglia mettere in discussione ma andare avanti con il lavoro. L’Italia con 70 anni di ritardo si è dotata di uno strumento per la lotta alla povertà ma è ancora sottofinanziato (…) Oggi il reddito minimo c’è, si chiama Rei (Reddito di inclusione). Certo, è un primo passo ed è ancora sottostimato (…) sul fronte delle risorse per finanziare il Rei c’è molta distanza da colmare. Servono più risorse ma bisogna resistere alla tentazione di mettere proprie bandierine”.