BlackRock vuole l’ex sede Unicredit. L’immobiliare italiano piace agli stranieri

13 Marzo 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Diverse le novità che riguardano il mercato immobiliare made in Italy. Una di queste vede sicuramente protagonista il colosso americano Blackstone che, come riporta Monitorimmobiliare, ci ripensa e torna in prima linea per l’acquisto dell’ex sede di Unicredit, situata a Piazza Cordusio, Milano.

Blackstone è già proprietario del complesso via Solferino-via San Marco, sede del Corriere della Sera, e ora le sue chance di conquistare l’immobile aumentano, visto che IdeA Fimit Sgr – proprietaria del palazzo – ha giudicato troppo basse le offerte degli altri potenziali acquirenti (il fondo di Abu Dhabi Adia insieme ad Hines da un parte e London & Regional Properties con Prelios dall’altra), per un valore compreso tra 300 e i 310 milioni di euro. IDeA Fimit vorrebbe almeno 400 milioni.

E’ questo solo uno degli esempi degli stranieri interessati a fare shopping sul mercato immobiliare made in Italy.

Monitorimmobiliare, in via esclusiva, cita l’analisi di Ivano Ilardo, amministratore delegato di Bnp Paribas Reim Sgr e Simone Roberti, head of research Bnp Paribas Real Estate Italia. Un’analisi che parte da un assunto ben preciso: a dispetto della crisi dell’economia, nel 2014 l’attività del mercato del mattone in Italia ha superato quella del 2013, con il mercato delle compravendite immobiliari che non solo ha superato il crollo del 2012, ma ha messo a segno anche uno dei periodi più attivi degli ultimi anni.

Monitorimmobiliare riporta che, stando a Ilardo e Roberti, le transazioni sono state sostenute soprattutto dagli “investitori esteri, con la parte più consistente delle operazioni finalizzate tra gennaio e giugno del 2014”.

“A fare la parte del leone in termini di prodotti, gli immobili a uso terziario: lo scorso anno è proseguita la tendenza osservata nel 2013 con gli investimenti in uffici e in immobili commerciali che hanno rappresentato rispettivamente il 28% e il 46% del totale delle transazioni, con gli investitori esteri che hanno privilegiato gli spazi commerciali (44% delle compravendite), rispetto agli uffici (23% del totale). A dominare la scena sono state alcune transazioni particolarmente significative portate a compimento da parte di alcuni grandi investitori stranieri: ad esempio, l’acquisizione del fondo Olinda da parte di AXA, il 50% del centro commerciale RomaEst da parte di GIC e l’immobile in Via Santa Margherita, 3 a Milano messa a segno dal Qatar Investment Authority”.

Citando ancora l’analisi, Monitorimmobiliare continua: “E’ inoltre opportuno segnalare la crescita di importanza del comparto ricettivo, che ha riguardato il 13% delle transazioni, con la particolarità di essere sostanzialmente dominato dagli investitori stranieri (solo il 15% delle transazioni realizzate da investitori italiani): tra le transazioni più significative si segnalano la vendita del Forte Village Resort in Sardegna e il St Regis Grand Hotel a Roma”.

La differenza tra il 2013 e il 2014

“Nel 2013 le operazioni immobiliari erano dominate per lo più da transazioni messe a segno tra investitori esteri che coglievano l’occasione per lasciare il mercato italiano, con un saldo netto a fine anno limitato a circa 800 milioni di euro, rispetto a un flusso in entrata di 3,4 miliardi di euro; nel 2014, invece, a fronte di quasi 4 miliardi di euro di investimenti esteri, il saldo finale è stato di 1,9 miliardi di euro, livello più elevato dell’ultimo decennio. In generale, una tendenza che si osserva è il ritorno delle grandi transazioni sia come single asset che come portafoglio, e la forte competizione su alcuni prodotti, in particolare gli uffici in location prime, ha fatto diminuire i rendimenti di 20 punti base a Milano e Roma”.

Secondo gli esperti, il trend dovrebbe continuare, “almeno per i prodotti prime”. Di fatto, “la scarsità di offerta di questi prodotti e il forte interesse che riscontrano tra gli operatori, infatti, fanno stimare un’ulteriore diminuzione di 10 punti base nei prossimi mesi, tornando così ai livelli del 2012”.