Bermuda: il triangolo dei paradisi fiscali

20 Febbraio 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Ecco come funziona: i gestori di fondi hedge creano un’entita’ di ricopertura assicurativa con sede nelle Bermuda, i loro clienti benestanti versano i loro lauti guadagni sudati in questi conti offshore costruiti ad hoc. I soldi vengono poi fatti rientrare in Usa, convergendo nei fondi di investimenti speculativo di Paulson & Co. I ricconi sono in grado in questo modo di ridurre nettamente le tasse sul reddito da pagare al fisco Usa.

Le entita’ sono attive quel minimo che basta per dare l’impressione di essere societa’ legittime. Consentendo agli investitori negli hedge fund di evitare di pagare aliquote sul reddito elevate. Ovviamente questa pratica ai limiti della legalita’ viene definitia altezzosamente una “buona gestione fiscale”.

Secondo quanto riportato da Bloomberg i fondi di John Paulson come il gigantesco Third Point, o anche Greenlight e SAC utilizzano tutti questo veicolo di evasione mascherata.

Ricivlare i fondi tramite la societa’ Pacre con sede nelle Bermuda, i dirigenti del fondo di Paulson sono incaritati di sfruttare il paradiso fiscale per ridurre le tasse sul reddito personale e rimandare anche di anni il versamento nelle casse statali americane.

Le societa’ di riassicurazione sono uno strumento di cui si servono le compagnie di assicurazione per assicurarsi a loro volta presso altre compagnie. I fondi hedge ne fanno uso invece per consentire ai ricchi contribuenti statunitensi per rimandare a tempo indefinito, anche illimitato, l’appuntamento con il fisco Usa”, denuncia il legale David S. Miller di Cadwalader Wickersham & Taft LLP.

E’ un vantaggio ingiustificato, che approfitta di una falla presente nel sistema fiscale dell’IRS, il fisco americano.