Berlusconi “invade” i TG, clima sud-americano milanese: “ghe pensi mi”

4 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia
Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Ha parlato con Tg1, Tg5 e Giornale Radio Rai, ottenendo naturalmente l’apertura dei telegiornali. Una scelta che non piace al Pd: “Quello che è successo stasera con la berlusconeide a reti unificate è talmente più grave della già consueta faziosità che richiede un pronunciamento urgentissimo della autorità competente a vigilare sul settore. Per l’ennesima volta Berlusconi ha superato ogni limite” dichiara Vincenzo Vita.

Il presidente del Consiglio ha voluto fare un bilancio, al ritorno dal G20 e G8. Ma non ha mancato di dire la sua sulla situazione della maggioranza. “Ho trovato un po’ di ebollizione a casa, ma a partire da lunedì prenderò in mano la situazione con tutti i titoli dell’agenda politica: quelli della giustizia, delle intercettazioni, i temi della manovra economica e anche i temi che riguardano le correnti nei partiti. Se qualcuno pensa che le correnti possono provocare un raffreddore, in questo caso sono certo di evitarlo, di sicuro. Come si dice a Milano “ghe pensi mi”. Dichiarazioni che sembrano non tenere conto della situazione nel pdl, scosso da una dura dichiarazione di Cicchitto: “O collaboriamo o ci dividiamo”. 1

“Il viaggio all’estero è stato un tour de force ma con ottimi risultati” ha detto il premier. “Abbiamo portato a casa per il nostro paese quasi un punto di pil di lavori e acquisti di prodotti; direi un vero tonico per l’economia”.

Una decina di minuti dopo, la risposta di Italo Bocchino. “La notizia che il presidente Berlusconi in persona prenderà in mano da lunedì l’agenda delle questioni spinose di cui si sta dibattendo è positiva e ci rende ottimisti circa l’accoglimento delle nostre proposte di modifica sulle intercettazioni e sulla manovra” ha detto il vicecapogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, presidente di Generazione Italia.

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Duro invece il commento del presidente dell’Assemblea nazionale del Pd Rosy Bindi: “Al ‘ghe pensi mi’ del presidente del Consiglio si può solo replicare: ma finora chi ci aveva pensato? E dove era? E cosa aveva fatto?”. La Bindi sottolinea “il disastro della manovra, le liti nel Pdl, la nomina di Brancher, la vergogna del ddl intercettazioni, la mancanza di risposte alla crisi sono proprio il frutto della sua inadeguatezza”, e si domanda se il premier stia cercando di disconoscere il proprio operato. “Ora prova a rassicurare. Ma gli italiani sanno chi li governa malamente da due anni e a Berlusconi – conclude – non basterà una intervista ai tiggì per recuperare le figuracce di queste settimane”.

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«Questo è pazzo»

di Alessandro De Angelis

Volano gli stracci. Tremonti parla di «cialtronismo» delle regioni del Sud. L’avvocato del Cavaliere attacca Napolitano, ma in realtà ce l’ha con Letta e Alfano. Il premier va in tv e dice: «Ghe pensi mi».

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – L’ordine è: bocche cucite. È arrivato il momento di mettere ordine e di passare alle maniere forti. Quindi parla solo il capo. Che ai microfoni del Tg1, Tg5, Gr2 della sera, dopo aver parlato dei suoi successi internazionali, annuncia: «Ho trovato un po’ di ebollizione in casa, ma a partire da lunedì prenderò in mano la situazione con tutti i titoli dell’agenda politica: giustizia, intercettazioni, i temi della manovra economica e anche i temi che riguardano le correnti dei partiti. Se qualcuno pensa che le correnti possono provocare un raffreddore, in questo caso sono certo di evitarlo, di sicuro. Ghe pensi mi».

Due giorni di quiete per raccogliere le idee, poi la tempesta. Silvio Berlusconi, per prepararla, riunisce nel pomeriggio tutto lo stato maggiore del Pdl a Palazzo Grazioli. E qui, commentando le scintille di ieri fra Bondi è Fini, sbotta: «Questo è pazzo!».

Ci sono il coordinatore Ignazio La Russa, i capigruppo Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri e il suo vice Quagliariello, il guardasigilli Alfano e il guardasigilli ombra Niccolò Ghedini. Lo schermo in sala proietta la partita Olanda-Brasile, ma il clima è di quelli tesi. Il Cavaliere è furioso. Dice che dopo dieci giorni all’estero pensava che il quadro si stabilizzasse e ha ritrovato l’inferno, e quindi è ora di far capire che non ci si può far logorare su tutto. E che con Fini è arrivato il momento di regolare i conti. Il Cavaliere sbotta: «Ma lo avete visto con Bondi? Questo è pazzo. Fa teatro. Non perde occasione per attaccare il governo». Parole di fuoco, che lasciano presagire la resa dei conti. Il premier la vuole, la cercherà. E consegna le nuove regole di ingaggio: «È chiaro – ha proseguito il premier – che da questo momento del problema me ne faccio carico io. Finiamola pure con questa storia della trattativa e degli incontri coi finiani. Tanto si è capito che gli forniamo solo l’occasione per tirare sempre di più la corda, visto che ogni volta che troviamo un accordo quello lo viola un minuto dopo. Datemi un paio di giorni di riflessione che vedo come risolvere la situazione».

Linea dura, durissima. E a questo punto nulla è escluso. Anzi per il Cavaliere ormai è finita: «Visto che non si adegua, e questo non si adegua, non rispetta nemmeno quello che decide il partito a maggioranza, per me è fuori». E a chi gli elencava tutti i dossier di una coabitazione difficile, il Cavaliere ha assicurato che la convivenza è ormai finita: «Bisogna trovare solo un modo per tagliare fuori Fini dal partito. Il tempo delle mediazioni è finito, ormai la situazione è insopportabile. E poi voglio proprio vedere in quanti lo seguono se rompiamo». E a Fabrizio Cicchitto ha affidato il compito di diramare l’ultimatum ai finiani: «C’è chi sembra credere che la permanente rissa verbale sia la quintessenza della democrazia interna. Al punto in cui siamo, in un lasso ragionevole di tempo, o si definiscono in modo serio i termini di una convivenza fondata su atteggiamenti positivi e costruttivi, oppure sarà più ragionevole definire una separazione consensuale». Tradotto: va solo trovato l’incidente per la separazione.

Il casus belli potrebbe essere proprio il ddl sulle intercettazioni, altro capitolo della battaglia che verrà. Ne ha discusso a lungo coi suoi il Cavaliere. E anche su questo ha annunciato che l’ora dei cedimenti è finita: «Entro l’estate alla Camera deve passare sennò perdiamo la faccia. Noi in Parlamento abbiamo i numeri e andiamo avanti». Anche verso Napolitano ha lanciato strali di ira: «Abbiamo cercato il dialogo e ancora ieri ci ha comunicato di fatto che non firma. Ma che gioco è questo? Abbiamo modificato il provvedimento come diceva lui, ci ha parlato Letta, Alfano si è messo a disposizione. Diciamoci le cose come stanno: lui e Fini vogliono costringermi a non governare». E però sul ddl il Cavaliere ha ceduto alla linea di Letta. Ovvero evitare lo scontro col Quirinale. Per non correre il rischio di incidenti diplomatici il Cavaliere non è neanche salito sul Colle nè al ritorno da Panama né ieri. Non che fosse in calendario. Ma di prassi il premier dopo un viaggio internazionale riferisce al capo dello Stato come è andata. Per ora il clima è troppo incandescente. Ecco perché nei prossimi giorni toccherà a Gianni Letta sondare gli umori del capo dello Stato. E preparare l’incontro col Cavaliere.

Proprio a Letta è affidato il compito più difficile: avviare la distensione e tentare la via della collaborazione sulle intercettazioni: «Se non lo modifichiamo – questo il ragionamento del premier – il ddl non passa? Allora Napolitano ci dica le parti che dobbiamo cambiare. Non voglia mica impiccarmi a un testo. Sia chiaro: noi ascoltiamo i suggerimenti del Colle, non stiamo cedendo a Fini». E per agevolare la distensione il premier ha pure messo in conto di chiedere Aldo Brancher un sacrificio, o meglio un atto di generosità. Ne ha parlato col neo-ministro per una mezz’ora a margine del vertice, da soli. Si vedrà, ma nulla è escluso.

Del resto per riportare a palazzo Chigi lo scettro del comando qualche sacrificio va fatto. E togliere dal campo il ministro della discordia aiuterebbe nel puzzle degli equilibri sia a distendere i rapporti col Colle sia con Bossi, alla luce dello scontro in atto nella Lega. Anche perché – hanno valutato i berluscones – i fronti aperti rischiano di diventare ingestibili: Fini, intercettazioni, Napolitano. Per non parlare della manovra. La conflittualità verso Tremonti è altissima: le regioni, i parlamentari, mezzo modo chiede modifiche: «Lo so bene che non piace a nessuno – ha affermato il Capo – e nemmeno io ero tanto convinto. Ma fatemi pensare se è il caso di litigare pure con Tremonti. Dobbiamo far capire che da lunedì riprendiamo in mano la situazione, ma non possiamo scontrarci con tutti».

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