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Berkshire Hathaway in calo: finisce l’era del “Buffett premium”?

Dopo l’annuncio del ritiro di Warren Buffett alla fine dell’anno dalla carica di ceo, le azioni della sua creatura, la Berkshire Hathaway hanno perso il 9% in cinque settimane, mentre il mercato nel frattempo è salito del 6%. Segno che qualcosa sta cambiando: il cosiddetto premio Buffett, Buffett premium, potrebbe essere arrivato al capolinea.

Cos’è il “Buffett premium”

Warren Buffett ha annunciato che a fine 2025 lascerà il ruolo di CEO di Berkshire Hathaway, e gli investitori non l’hanno presa bene. In poco più di un mese, il titolo ha subito un calo marcato, mentre l’indice di mercato ha continuato a salire. Una reazione che ha alimentato una domanda cruciale: senza Buffett alla guida, Berkshire continuerà a valere quanto prima?

Per anni, gli investitori sono stati disposti a pagare un sovrapprezzo per le azioni di Berkshire Hathaway. Il motivo era semplice: Warren Buffett. Considerato uno dei più grandi investitori di tutti i tempi, Buffett ha rappresentato per decenni una garanzia di competenza, solidità e risultati. Avere lui alla guida equivaleva, per molti, a un’assicurazione sul proprio capitale.

Questa fiducia si è tradotta in una valutazione di mercato più alta rispetto al valore “reale” degli asset del conglomerato, ed è proprio ciò che viene definito “Buffett premium”.

Le difficoltà dopo l’annuncio

Che la notizia del suo ritiro avrebbe avuto un impatto negativo era prevedibile. Buffett ha cercato di rassicurare gli investitori sostenendo che il suo successore, Greg Abel, è un ottimo manager, che non venderà le proprie azioni e che continuerà comunque a ricoprire il ruolo di presidente, restando operativo nella sede. Anche Abel ha promesso continuità nella filosofia d’investimento. Ma, nonostante gli sforzi, una parte degli investitori non si è convinta.

Il problema, però, non è solo emotivo. Le prospettive per gli anni a venire non sono delle più rosee: gli analisti prevedono una crescita degli utili operativi molto limitata sia nel 2025 che nel 2026. Condividere la fiducia cieca in Berkshire è oggi più difficile, anche perché il titolo è rimasto su livelli elevati e ora sembra sopravvalutato.

Prima, quando Buffett era al comando, molti chiudevano un occhio. Ora che sarà sostituito da una figura meno nota, le debolezze diventano più visibili. Le difficoltà non mancano: dalla pressione per utilizzare in modo più efficiente l’enorme quantità di liquidità in cassa, soprattutto in un contesto di tassi d’interesse in calo, alle grandi trasformazioni in corso nell’economia americana.

Anche cambiamenti strutturali come la transizione climatica e la diffusione della guida autonoma potrebbero mettere in crisi alcune aziende nel portafoglio di Berkshire. E non sarà facile, per una holding di queste dimensioni, adattarsi rapidamente.

Il mito di Buffett sta finendo?

Secondo diversi analisti, senza Buffett al timone, Berkshire non riuscirà più a giustificare valutazioni così alte. Il calo recente delle azioni è un primo segnale in questa direzione. Tuttavia, è ancora presto per dire se il “Buffett premium” sia davvero finito.

Alcuni investitori si sono già mossi, altri potrebbero aspettare l’effettivo passaggio di consegne prima di prendere una decisione. Per una vera inversione di tendenza, dicono gli esperti, ci vorrebbe una vendita molto più massiccia.

È innegabile che la figura di Buffett abbia rappresentato un’attrazione enorme per decenni. Molti hanno investito in Berkshire proprio perché c’era lui. Ma la storia insegna che anche le aziende legate a nomi leggendari possono andare avanti. Quando Steve Jobs è morto nel 2011, molti pensavano che Apple fosse finita. I fatti, e il titolo Apple, hanno dimostrato il contrario.

Il calo delle azioni dopo l’annuncio di Buffett sembra confermare l’idea che il “Buffett premium” sia in discussione. Ma il futuro non è scritto. Altre aziende hanno continuato a crescere anche senza il loro leader carismatico.

Per Berkshire Hathaway, molto dipenderà da come verrà gestita la sua enorme liquidità. Per ora, la fiducia in Greg Abel regge. Ma basta un passo falso per incrinare il mito e dare davvero l’addio ai tempi d’oro del sovrapprezzo firmato Buffett.