Beccato er Madoff dei Parioli

30 Marzo 2011, di Redazione Wall Street Italia
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ROMA – Una sede prestigiosa tra le autorevoli griffe del centro storico. Una reputazione costruita con il passaparola nella Roma confortevole dei Parioli. Un portafoglio di 700 clienti, fra nobili romani e liberi professionisti, al top della carriera e dei guadagni. Dopo 3 anni d’ indagini il procuratore aggiunto Nello Rossi e i colleghi Luca Tescaroli e Francesco Ciardi hanno ricostruito un profilo diverso da quello patinato (e remunerativo) che la Egf Italia, con sede in via Bocca di Leone, vantava nei salotti romani.

Una fama che rimbalzava tra i caffè di piazza Ungheria e quelli di piazza delle Muse. I suoi vertici sono ora accusati di «associazione a delinquere di carattere transnazionale finalizzata ai reati di abusivismo finanziario, truffa e appropriazione indebita». Promettendo rendimenti tra l’ 8 e il 15% la Egf attirava i ricavi di avvocati, medici, attori, calciatori, soubrette, signore dei salotti. Le indagini partite nel 2009 dalla denuncia di trenta di loro, sono arrivate a una svolta nei giorni scorsi e, ieri mattina, i magistrati hanno dato il via anche a perquisizioni e sequestri preventivi di somme per 170 milioni di euro.

Tra le vittime che con le loro denunce hanno dato il via all’ inchiesta nel 2009, la principessa Claudia Ruspoli, Maria Carla Clavet di Briga, Gloria Von Euduck, Alessandro D’ Aste Stella, Gianfranco Serraino Flory. Tra i clienti (ma non tra i raggirati) professionisti come l’ avvocato Titta Madia, l’attrice Sabina Guzzanti e il padre Paolo, il cantante Massimo Ranieri, Samantha De Grenet, il giocatore Stefano Desideri e la famiglia Piperno (costruttori).

I magistrati hanno firmato cinque ordinanze d’ arresto per i vertici societari e 11 provvedimenti di perquisizione eseguiti ieri mattina dal nucleo di polizia valutaria guidato dal generale Leandro Cuzzocrea. Dalla sua sede in via Bocca di Leone la Egf era arrivata a gestire un patrimonio superiore ai 237 milioni di euro, investendolo in «azioni, obbligazioni e liquidità negli stati fuori dal circuito dei controlli legali, previsti dalla normativa vigente».

Ora Gianfranco Lande, Roberto Torregiani, Giampiero Castellacci de Villanova, Raffaella e Andrea Raspi ai vertici della società sono accusati di esercizio abusivo di attività finanziarie. Dice Remo Pannain, legale del collega Marco Di Fazi, una delle vittime che ha perso centinaia di migliaia di euro, alcuni appena versati per mettere da parte dei soldi per la figlia. «Sono soddisfatto di questo primo risultato dell’ inchiesta, la nostra collaborazione è stata decisiva. Non mi spiego ancora però – ha aggiunto – per quale motivo il giudice civile non ha accolto il nostro ricorso e ha anche condannato il mio cliente al pagamento delle spese di giudizio».

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ANSA – Da oltre vent’anni truffavano professionisti, vip e famiglie dell’aristocrazia romana ai quali promettevano interessi alti, anche fino al 10%, a fronte dei loro investimenti. Oggi gli uomini del Nucleo valutario della Guardia di Finanza hanno proceduto all’arresto di cinque operatori finanziari ed eseguito perquisizioni in uffici della Capitale e nelle abitazioni degli indagati.

I provvedimenti di custodia cautelare, emessi dal Gip Simonetta D’Alessandro su richiesta del procuratore aggiunto Nello Rossi e del sostituto Luca Tescaroli, riguardano Gianfranco Lade, Roberto Torregiani, Giampiero Castellacci di Villanova, Andrea e Raffaella Raspi. I cinque sono accusati di aver creato una organizzazione che si occupava di raccogliere risparmi illecitamente, ossia senza avere i requisiti previsti dalla legge. Le facoltose vittime risiedevano sopratutto nel quartiere Parioli, mentre il gruppo che aveva la propria sede in via Bocca di Leone, nel centro storico. Nei loro confronti si ipotizzano i reati di associazione per delinquere di carattere transnazionale finalizzata ai reati di abusivismo finanziario, al compimento di reati di truffa e di appropriazione indebita.

TRA VITTIME MASSIMO RANIERI E SABINA GUZZANTI – Sabina Guzzanti, Massimo Ranieri, l’ex calciatore della Roma Stefano Desideri, la principessa Claudia Ruspoli: sono solo alcuni dei personaggi truffati dall’organizzazione smantellata oggi a Roma dalla Guardia di Finanza. L’indagine è partita alle fine del 2009 sulla base di una trentina di denunce. Alcuni dei clienti truffati, come Ranieri e Desideri, non hanno sporto querela, altri ancora, invece hanno deciso di rivolgersi ai magistrati come esponenti della nobiltà quali Gloria Helen Von Heuduck, Maria Carla Clavet di Briga, Alessandro D’Aste Stella.

Singolare il caso di Sabina Guzzanti che, a fronte di 408 mila euro consegnati agli operatori, ne ha recuperati 380 mila, con una perdita di 28 mila euro. Il gruppo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe conquistato la fiducia sul mercato con operazioni che effettivamente avevano portato un guadagno ai risparmiatori. Tra i clienti del gruppo anche Samantha De Grenet, Paolo Guzzanti e l’avvocato Titta Madia.

LEGALE, ARRESTI IMMOTIVATI PRONTI A CHIARIRE – “Ritengo gli arresti immotivati, fuori luogo e dannosi per chi ha investito in Egp Italia. Finalmente potremo chiarire e spiegare ai magistrati tutta la situazione e i complessi meccanismi di questa vicenda”. E’ quanto afferma l’avvocato Salvatore Sciullo, difensore del numero uno di Egp Italia Gianfranco Lande e del direttore Raffaella Raspi, due dei cinque operatori finanziari arrestati oggi dagli uomini della Guardia di Finanza.

“I miei assistiti – ha sottolineato Sciullo – avevano già dato ai pm la disponibilità ad essere sentiti per fornire tutta la collaborazione e i chiarimenti del caso già a settembre 2010, quando ci furono le prime perquisizioni. I pm hanno ritenuto di non ascoltarli. Ricordo che Lande e Raspi sono sempre rimasti a disposizione in Italia e che a gennaio di quest’anno il ministero dell’Economia ha nominato commissario straordinario di Egp Italia l’avvocato Gianluca Brancadoro, nomina che garantiva agli investitori la massima tutela e trasparenza in una fase così delicata per tutta l’economia, cristallizzando la situazione. Avevamo da poco sottoposto al commissario straordinario un piano di ristrutturazione finanziaria e di rilancio del gruppo. Questi arresti ci stroncano il piano di recupero”.

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NELLA LISTA DEL BROKER ALTRI 500 NOMI

di Valentina Errante – “Il Messaggero”

I fratelli del cinepanettone, Enrico e Carlo Vanzina, ma anche il deputato del Pd, Pier Domenico Martino, insieme al “re” del ciambellone più famoso a Roma, Franco Gargani, e a un prelato che investiva per conto di un paio di confraternite domenicane, e persino a un sottosegretario. E’ lungo l’elenco delle vittime della “truffa dei Parioli”, quella che ha inghiottito circa 300 milioni di euro e la scorsa settimana ha portato all’arresto di cinque persone.

Ieri, l’elenco dei 700 nomi di vip, vittime dell’azzardo, si è allungato ancora. Gli uomini del nucleo valutario della Guardia di Finanza hanno trovato un’altra “lista” con 500 “nuovi” clienti della Roma bene: avevano consegnato risparmi a sei zeri a Gianfranco Lande, il broker finanziario che adesso, in carcere, ha cominciato lo sciopero della fame.

L’elenco era nascosto in un garage, ma qualcuno l’ha raccontato agli inquirenti e così gli investitori truffati noti alla procura sono diventati mille e duecento: professionisti, sportivi, politici e gente di spettacolo. Perché Lande frequentava i salotti buoni e il 20 per cento di interessi che garantiva ai clienti erano la migliore presentazione. Poi però il meccanismo si è inceppato: il denaro, investito in azioni, obbligazioni e liquidità alle Bahamas, in Lussemburgo e in Belgio, fuori dal circuito dei controlli previsti, non è più tornato indietro. E’ successo con i risparmi degli ex calciatori Ruggero Rizzitelli e Stefano Desideri, con quelli del senatore Pdl Paolo Guzzanti e della figlia Sabina. Tra le vittime l’attore Massimo Ranieri e la showgirl Samantha De Grenet.

«Erano i soldi che mia suocera aveva lasciato ai figli – spiega Federica, moglie di Enrico Vanzina – siamo rimasti sconvolti. Aspettavamo che i magistrati ci chiamassero e di aderire a una class action. Per questo non abbiamo presentato denuncia». E alla procura non si è rivolto neppure il deputato Pd, Domenico Martino che spiega: «Non sono neppure soldi miei, sono di mia moglie. Noi Lande non l’avevamo mai visto, tranne alla fine, quando ha licenziato dalla società i nostri referenti e chiedevamo conto dei soldi. E’ stato il mio avvocato a sconsigliarmi di presentare una denuncia – aggiunge il deputato – perché l’avevano già fatto altri e dunque non sarebbe cambiato nulla».

Associazione per delinquere di carattere transnazionale finalizzata ai reati di abusivismo finanziario, truffa, appropriazione indebita e ostacolo alla vigilanza, sono i reati contestati a Lande e soci, ma delle mille e 200 vittime soltanto in 36 hanno si sono rivolti ai pm. Alcuni avevano deciso di aderire allo scudo fiscale, ma Lande li avrebbe, almeno parzialmente, fregati anche in questo. Altri a “sanare” la propria posizione non ci pensavano affatto. «Vuol dire che non si ritengono truffati – commenta il penalista Salvatore Sciullo, che difende il broker – erano investimenti ad alto rischio e il mio cliente aveva già preparato un piano di risanamento».

LA STANGATA DEI PARIOLI – «C’ERA UN MADOFF TRA NOI»

di Goffredo Buccini – “Corriere della Sera”

I primi nomi danno il senso del contesto: un avvocato di fama come Titta Madia, una pattuglia di nobili tra cui Gianfranco Serraino Flory, attori, cantanti, costruttori, Massimo Ranieri accanto ai Piperno, a Sabina Guzzanti, a suo padre Paolo e alla showgirl Samantha De Grenet. Sono tanti soprattutto ai Parioli quelli che hanno affidato i loro soldi a Giampiero Castellacci de Villanova, il «Madoff alla vaccinara».

Era il ragazzo di casa, nella Roma pariola: quello con cui manderesti tranquillo tua sorella a mangiare una pizza da Celestina, belloccio, educatissimo, inoffensivo. Era il vicino di sdraio sulla spiaggia di quella Roma, la Castiglioncello ruggente degli anni Sessanta, dove l’ombra dell’ombrellone accanto rinfrescava i Risi e i Vanzina, Susi Cecchi d’Amico e Mastroianni, Sordi e Panelli, e ancora si sentiva il rombo del Sorpasso di Gassman sull’Aurelia che scorreva lì dietro piena di promesse.

Sua mamma, la nobildonna Edvige Delfino, cui la morte nel 2009 ha risparmiato questa vergogna, chiacchierava e beveva soft drink al caffè Ginori d’estate e al bar Euclide d’inverno, con le mamme di quelli che, quarant’anni dopo, lui ha raggirato. Perché questa di Giampiero Castellacci de Villanova è soprattutto una storia di amicizia tradita, di memoria offesa. E, in fondo, la storia d’un modo d’essere dei Parioli, nuovo, rampante e trafficone, che ne sovrasta un altro, antico, colto e discreto, quello di cui, per dire, si trova traccia nella “Casa del padre” di Giorgio Montefoschi: villini non pretenziosi, minuscoli giardini, «il rumore delle stoviglie raccolte e portate in cucina».

Il mistero di questo attempato rampollo della Roma dal sangue blu – arrestato la scorsa settimana con quattro complici per una stangata da 170 milioni di euro a 700 clienti in buona parte vip- è che lui, Giampi, racchiude il vecchio e il nuovo, è l’alfa e l’omega di un’Italia a cui il sorpasso sta finendo in carambola. E contiene anche i tormenti di molti di quegli amici, che pensavano di avere trovato l’Eldorado – rendimenti prima al 20, poi al 12 per cento- e adesso stanno in un limbo tra vittime e furbastri. «Posso dirle quanto sono scema io e quanto sono mefistofelici e geniali questi signori» , sbotta Claudia Ruspoli, figlia del principe Lilio: «Nobile Giampiero? Da nobile non si è davvero comportato. Ma non le farò i nomi dei miei compagni di sventura».

Che sono tanti e, tra Roma e Milano, hanno scatenato il giochino di società su chi s’è fatto fregare dal Madoff alla vaccinara. Perché in questa storia – scritta tra quella via dei Monti Parioli dove abitava Giampi con la moglie Consuelo, sua fidanzatina di gioventù, piazza don Minzoni, prima base della sua società di truffatori, e via di Villa Grazioli, ultima e più sfarzosa sede sociale – le denunce, una cinquantina, sono meno di un decimo dei clienti. Insomma, i conti non tornano… Roberto D’Agostino, uno non amato da tutti, ma che in una certa Roma conosce quasi tutti, la mette giù piatta: «Il problema è che se fai denuncia ti possono chiedere da dove venivano i soldi che avevi dato a questa gente».

Già, perché c’è in ballo lo scudo fiscale e, a fronte di un certo numero di povericristi che magari hanno visto polverizzare i loro risparmi, impazza la vulgata su vip ingordi e soldi sottratti alle tasse; senza dimenticare un’idea radicata in un pezzo d’Italia: che il denaro sia, in fondo, sterco del demonio, ragione che ha spinto certi fan di Sabina Guzzanti, vittima del raggiro, a dirle «ben ti sta» via Internet.

«La materia è delicata, bisogna evitare scivolate» , mormora infine il papà di Dagospia, colto da un’inconsueta cautela che la dice lunga sulla qualità dei clienti. I primi nomi danno il senso del contesto: un avvocato di fama indiscussa come Titta Madia, una pattuglia di nobili tra cui Gianfranco Serraino Flory (golfista: galeotto fu il golf club di Prima Porta frequentato anche da Giampi), attori, cantanti, costruttori, Massimo Ranieri accanto ai Piperno e a Stefano Desideri detto er Sarsiccia nei suoi anni a metà tra la maglia giallorossa e quella nerazzurra.

Gli aneddoti rendono il clima: ecco la piccola ma famosa editrice che aspetta il nostro in piazza don Minzoni per azzannarlo, «hai fregato mia figlia!» , ecco il duo di palazzinari pugliesi che s’apposta sotto via di Villa Grazioli giurando «ci pensiamo noi» . Non è detto che la galera sia la sorte peggiore che poteva capitare a Giampi e ai suoi amici: specie a Gianfranco Lande, una bella grinta plebea da contrapporre ai quarti di nobiltà di questa storia, vero padre-padrone del gruppetto. «Giampiero è stato l’amo, con le sue amicizie, i suoi rapporti. Chi voleva che desse ascolto a uno come quel Lande?» , medita una sciura del nord che pure ci ha rimesso una buona barca di quattrini inseguendo il miraggio.

Molti si stavano svegliando. Alcuni di malumore. Come quei pugliesi inferociti che, dai e dai, riusciranno infine a rifilargli due ceffoni per strada. Come le distinte dame che aspettavano Lande e fidanzata davanti al Caminetto, altro ristorante simbolo dei Parioli, per prenderli a male parole. O come i melomani che gli facevano la posta addirittura al teatro dell’Opera, rovinandogli la Bohème. Naturalmente è un antipasto. Dalla pattuglia dei clienti ancora in ombra, il primo nome che spunta, forse proprio per via dell’antica malia di Castiglioncello, è quello di Enrico Vanzina, un altro eterno pariolino della porta accanto.

Il figlio del grande Steno non vorrebbe parlare, poi dice «qualcosa, ma solo per amicizia» , così dimostrando che, fidandosi d’un giornalista, poteva fidarsi in perfetta buonafede anche di Giampiero Castellacci. «Sono una vittima, è una truffa colossale, che non provino a rovesciare la storia sui giornali! Quella gentaglia mi ha fregato i soldi» . Soldi affidati a Giampi dalla madre di Enrico, morta nel ‘ 93. Passare da furbetti che inguattano quattrini all’estero è un comprensibile incubo per molti dei personaggi pubblici tirati in ballo. «Io sono uno di quelli che paga più tasse in Italia e ogni anno faccio lavorare migliaia di persone con i film».

Sapere che il nobiluomo Castellacci, con le sue vacanze quasi obbligate al Quisisana di Capri e a Saint Tropez, è forse la prima vittima di questa catena di sant’Antonio, col suo ruolo di specchietto per le allodole, non è gran consolazione. Persino alla sorella Consuelo e al fratello Mino ha portato via i quattrini, pur di obbedire a Lande, che intanto si candidava al premio faccia di tolla, spiegando ai clienti: «C’è una crisi di fiducia, sa, dopo quel Madoff…».

Ora, sulla chat del sito dell’Aduc, l’associazione dei consumatori, i pariolini e non, per adesso coperti da nomignoli anonimi come Jonnyny o Doris Day, si scambiano pensierini di questo tipo: «Sono banditi come Tanzi o Cragnotti e presto saranno liberi di godersi i nostri soldi» . Ma certi paragoni sono avventurosi. Ai Parioli apparve negli anni Ottanta tale don Antonio Leghissa, ex superiore dei Clarettiani. Non era un Cagliostro della finanza, ma prometteva «un passaggio per il Paradiso» e interessi al 19 per cento. Prima d’accorgersi che li stava fregando tutti, gli misero in mano 25 miliardi di vecchie lirette.

«LE ACCUSE SUL BLOG? SONO POVERINI GASATI. IO IN CRISI DI NERVI»

di Fabrizio Roncone – “Corriere della Sera”

(Sabina Guzzanti risponde al telefonino. Voce nervosa, rauca, inizialmente tremante). «Io… non… ca-pi-sco…» .

Cosa, signora Guzzanti?
«No, dico: come s’è permesso di chiamarmi sul cellulare? Eh? Lei non deve…» .

Mi spiace se…
«Non me ne frega niente se le dispiace, capitooo? Ho un ufficio stampa, chiami il mio ufficio stampa!».

Non credevo che…
«Non credeva? Non credevaaa? Che vuole da me?» .

Se mi lasciasse spiegare… Non ho neppure potuto dirle buongiorno…
«Ecco, buongiorno. Fatto. Allora?» .

Allora c’è questa storia della truffa e…
«E voi, sui giornali, la state raccontando male, malissimo… Uff!» .

Prosegua.
«No, non proseguo».

Su…
«Allora. Mi ascolti bene: la notizia è che io sono stata truffata. Punto e basta. Invece, per assurdo, qui sta passando il concetto che io debba giustificarmi di aver fatto qualche investimento… Pazzesco, non trova?».

Senta: non sarà che a lei sembrano pazzesche e anche seccanti, molto seccanti, le critiche che le vengono mosse sul suo blog? Da giorni lei viene accusata, e rimproverata, di aver cercato guadagno facile con i trucchi della finanza…
«Ma lo sa bene anche lei, lo sa bene che sui blog scrivono quelli più ossessionati…».

Non offenda quelli che scrivono sui blog.
«Io non li offendo, ma è esattamente così. Si sono gasati, poverini, hanno letto certi articoli e si sono messi a pontificare, a dirmi quello che avrei dovuto fare e non fare, con i miei soldi».

Lei li ha anche definiti «svitatelli» , «persone poco strutturate» , «esaltati che non hanno capito una cippa».
«Senta: uno è arrivato a scrivere che i miei soldi avrei dovuto investirli aprendo un bar… Io? La barista? No, dico: si rende conto di qual è il livello della polemica? E però la colpa è vostra, di voi che sui giornali avete parlato solo di me e di Massimo Ranieri, mentre ad essere truffati siamo stati a decine. Perché non avete pubblicato anche le foto degli altri? È giornalismo, questo?».

Signora Guzzanti, è molto gentile a fornirci una lezione di giornalismo: ma non negherà che dovendo scegliere tra una sua foto e quella di uno sconosciuto, forse è più utilizzabile la sua…
«Ehm… sì sì, certo… ha ragione. Però gli articoli sono stati scorretti! Alcuni, anzi, particolarmente scorretti».

Lei, sul suo blog, ha scritto una severa lettera aperta al direttore di «Repubblica» , Ezio Mauro.
«Sì, severa…» .

Lo accusa di aver condotto una «campagna di disinformazione» , gli chiede a «cosa devo tanto scorrettezza? Tanta vigliaccheria? Tanta spudoratezza?».
«Va bene, okay, lo ammetto: ho esagerato. Ho scritto in preda a una crisi nervosa, oggi non userei certi toni… però è andata, la lettera l’ho pubblicata, e va bene così» .

Ripensandoci: questi truffatori che l’hanno…
«No, aspetti, piano con le parole: c’è un’inchiesta, in corso. Ci sono alcune denunce. Aspettiamo».

Come mai è così prudente, signora? Non ha perso 400 mila euro?
«E chi lo dice?» .

L’ho letto.
«È una cifra che non confermo».

È vero o no che lei avrebbe già recuperato parte del denaro?
«No… no… è una sciocchezza…».

(Sabina Guzzanti, attrice e regista, 47 anni, è figlia di Paolo, deputato dei «Responsabili» berlusconiani, e sorella di altri due attori, Caterina e Corrado. Secondo il parere di numerosi esperti, il vero fuoriclasse del palcoscenico sarebbe Corrado).

PARLA GIANFRANCO LANDE, IL «MADOFF DEI PARIOLI»: «SONO INNOCENTE, FACCIO LO SCIOPERO DELLA FAME»

da “Panorama”

Gianfranco Lande, ribattezzato «il Madoff dei Parioli», il consulente finanziario romano arrestato il 24 marzo con l’accusa di un crac finanziario da 170 milioni di euro che ha coinvolto almeno 600 investitori (molti vip), ha smesso di mangiare dal giorno in cui è entrato in cella. Lo rivela il settimanale Panorama, che pubblica un’intervista esclusiva al detenuto nel numero in edicola da domani venerdì 1 aprile.

«Sto facendo lo sciopero della fame per sostenere con decisione le mie ragioni» spiega Lande attraverso il suo legale, Salvatore Sciullo. «Sono stato mandato in galera nel momento in cui mi ero totalmente messo a disposizione degli inquirenti e degli organi di vigilanza. In questo modo non si fa solo un danno alle indagini, ma soprattutto agli investitori che attraverso il mio piano di ristrutturazione potevano recuperare almeno in parte i loro risparmi». Lo sciopero è anche per la liberazione della compagna, Raffaella Raspi, arrestata insieme con lui: «Anche se non sono credente, è un fioretto per la sua liberazione».

Lande sostiene che la colpa del crac è dei suoi ex soci: «Ho capito che agivano per interessi personali ed egoistici» dichiara a Panorama. «In questa cattiva gestione alcuni clienti sono stati volontariamente favoriti con tassi d’interesse esorbitanti e rapidi disinvestimenti del capitale a discapito di tutti gli altri, ma questo non è colpa mia».

I magistrati romani accusano Lande di aver accettato consapevolmente di far rientrare con lo scudo fiscale capitali che esistevano solo sulla carta e che gli investitori non sono più riusciti a riavere: «Potevo immaginare, delle difficoltà, ma non conoscevo tutta la situazione, così piena di strani movimenti e comunque ero convinto di riuscire a risolverla con le mie capacità».

Lande poche ore prima di essere arrestato aveva messo a punto un piano di ristrutturazione da presentare al commissario che sta gestendo la sua società dopo la liquidazione coatta di gennaio: «Mi fa impazzire l’idea di essere in carcere» dice Lande a Panorama «mentre potrei risolvere, almeno in parte, la situazione con il mio piano. Prima, però, devono farmi uscire di qui».