Lagarde alla Bce, per i mercati un nuovo Qe è più vicino

4 Luglio 2019, di Alberto Battaglia

La nomina della direttrice del Fmi, Christine Lagarde, alla guida della Banca Centrale Europea ha aumentato le chance di un nuovo allentamento della politica monetaria nel Vecchio Continente. A testimoniare quest’idea nelle attese degli investitori è stato un calo generalizzato nei rendimenti dei maggiori titoli pubblici dell’Eurozona mercoledì: non solo dei Btp italiani, che hanno scontato anche la ritrovata armonia con l’Ue sui conti, ma anche i titoli a 10 anni tedeschi e francesi, i cui rendimenti hanno toccato nuovi minimi (rispettivamente -0,397% e -0,102%).

La convinzione che la francese, prima presidente Bce non economista, si farà promotore di nuove politiche espansive deriva innanzitutto dall’esperienza osservata negli anni alla guida dell’Fmi. L’istituzione internazionale, infatti, si è spesso pronunciata a favore degli stimoli monetari non convenzionali in Europa. Non solo: il Fmi ha ripetutamente esortato il coordinamento delle politiche fiscali all’interno dell’Eurozona, con particolare riferimento ai Paesi che avrebbero più spazi per spendere e investire di più. Anche per questo, Lagarde è percepita come l’erede in piena continuità con la presidenza di Mario Draghi. Considerando che nei mesi scorsi erano circolati soltanto possibili canditati provenienti da Paesi del Nord Europa, come ad esempio il finlandese Olli Rehn, quando non il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, la nomina di Lagarde non poteva che lanciare un segnale di segno “espansivo” per il futuro della politica monetaria europea.

I presupposti per avviare un nuovo Quantitative easing sembrano non mancare, se si considera che l’andamento dei prezzi nell’Eurozona si sta nuovamente allontanando dagli obiettivi, con un tasso d’inflazione all’1,2% annualizzato a maggio – al di sotto del target “poco inferiore al 2%”.

“Avvicinare qualcuno con una profonda esperienza della politica europea piuttosto che della teoria o la pratica della politica monetaria è potenzialmente un vantaggio per la Bce”, ha dichiarato Tomas Hirst, analista di CreditSights, secondo il quale Lagarde “darà seguito con fermezza il messaggio di Draghi, sul fatto che la banca centrale è pronta a rispondere agli shock, ma che qualsiasi azione [della Bce] sarebbe significativamente più efficace con una politica fiscale di sostegno”, ha affermato Hirst. “Se non altro, potrebbe essere la persona migliore per fare progressi su quel versante data la sua precedente carriera.”